La musica del forlivese Andrea Missiroli sul filo dell’algoritmo

Andrea Missiroli musicista

Ogni tanto bisogna staccare, prendersi una pausa dalla mediocrità del poco o nulla che ci circonda con la politica improvvisata, con il costume sociale declinante, con la cultura, sempre più confusa con la spettacolarità e il business. Dinanzi a vecchi e nuovi fronti di guerra, dinanzi alle sorti del mondo nelle mani di pochi potenti, spacconi, aggressori e sanguinari, dinanzi all’immobilismo di un’Italia in panne, perché senza vero confronto tra il “campo largo” della sinistra e la “falange” della destra, c’è tanto bisogno di un attimo di respiro per pensare ad altro, possibilmente ispirato al bene.

C’è la necessità di provare emozioni, pensieri, utili a farci recuperare al meglio la positività identitaria di essere uomini e donne, protagonisti di umanità e non vittime di bestialità. Eppure, cosa incredibile, proprio in questo mio odierno e legittimo pessimismo cosmico, sicuramente più grave di quello leopardiano per colpa della “natura matrigna”, mi ha inaspettatamente soccorso l’algoritmo, tanto criticato per il suo ruolo pervasivo di promuovere contenuti, rispondenti alle attese di ogni utente.

La logica algoritmica, quasi fosse consapevole di questa mia amara uggia, ha spremuto le sue meningi informatiche, proponendomi il relax soccorrevole della musica e di un’intervista al giovane e sempre più promettente musicista forlivese Andrea Missiroli. Del suo indiscutibile e ampio valore artistico ho già scritto tempo fa (https://www.4live.it/2023/08/andrea-missiroli-il-musicista-con-il-jazz-nella-punta-delle-dita/), oggi intendo solo celebrare la capacità empatica della sua musica nel sintonizzarsi su uno stato d’animo personale, sospingendolo verso nuovi orizzonti, verso rinnovati auspici e pensieri, verso insperati voli oltre ogni barriera.

L’algoritmo, solitamente invadente e odioso, stavolta mi ha indirizzato benevolmente verso l’album del 2024 di Andrea Missiroli, intitolato “Calanchi”, dieci brani strumentali di suggestivo rapimento, ancora capaci, nonostante tante contrarietà della vita, di indurre a pensare che domani possa andare meglio dell’odierno presente. Dieci brani nei quali il tocco lieve o la foga o la fuga delle dita di Andrea sulla tastiera si esibisce solista o s’accompagna o lascia spazio alle note acute, struggenti del violino di Agnieszka Walocha e al suono corposo, intenso del violoncello di Riccardo Bacchi.

Sono bastati già i primi quattro pezzi, nell’ordine titolati Genesi, Bosco Ritrovato, Medita e Libera, per uscire fuori dal gorgo scuro di tante guerre, tanti bulli guerrafondai e tanti vuoti contrasti di partito. Difficile sottrarsi alla maestria compositiva di Andrea Missiroli che sa modulare, far convivere classicità e originalità: questo anche o, forse, soprattutto per la sua versatilità, competenza di musicista polistrumentista, esperto ed interprete di più generi. Davvero difficile non lasciarsi andare al moto dell’anima, pure sul filo della commozione, indotto dall’esecuzione del trio Missiroli, Walocha, Bacchi.

Inevitabile che tanta evocativa espressione musicale confermi di quanta arte, comprensiva di cultura e ricerca, siano frutto le note del maestro Missiroli. Ancora di più inevitabile il conseguente rammarico che un artista e un musicista di preziosa caratura, quale il nostro Andrea, non abbia potuto onorare meritatamente Forlì, capitale italiana della cultura 2028, considerato il fallimento del relativo del dossier di candidatura, volto più a guardare lontano che sotto i propri occhi.

Che peccato per una città avere figli che veramente la possono onorare e, invece, dimenticarseli per maldestri sogni di infondata grandeur culturale. Con l’album Calanchi l’algoritmo mi ha segnalato di Andrea Missiroli anche un’intervista del 23 maggio 2024, rilasciata nell’ambito della rubrica Il Salotto dell’Artista: intervista già a me nota, della quale ritengo utile richiamare un passo molto significativo. Alla sottintesa domanda quale punteggio creda di poter attribuire, al momento, al suo impegno di musicista il maestro Andrea Missiroli non esita a darsi un voto tra il sette e l’otto, non escludendo di poter migliorare in futuro.

Apprezzo le persone che sanno giudicarsi con serena, concreta obiettività e per questo sono consapevoli di migliorare e potersi proiettare verso nuovi traguardi: il maestro Andrea Missiroli è una di queste ed il suo realismo di artista merita sicuramente molto di più di una pacchiana, natalizia “Forlì che brilla” e di un ingarbugliato, presuntuoso dossier “Forlì. I sentieri della bellezza”.

Franco D’Emilio

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