Ve li ricordate i “figli dei fiori”, praticamente il movimento degli hippies, nato negli USA e presto diffusosi in tanta parte del mondo occidentale tra la seconda metà degli anni ’60 e i primi anni ’70? Professavano la controcultura dell’amore, della pace e della libertà, simboleggiata dai fiori multicolori, diffusi ovunque, persino tra i capelli e disegnati sull’abbigliamento personale.
Mi sono tornati in mente giorni fa, leggendo su queste stesse pagine l’articolo, appresso indicato: https://www.4live.it/2026/04/bongiorno-e-casara-in-centro-storico-piu-interventi-per-favorire-la-socialita-e-combattere-il-degrado/. Su un lato della foto, a corredo del pezzo, Paola Casara, dolcemente sorridente nel suo ruolo di iconica assessora forlivese al gracile sviluppo economico del territorio; sull’altro lato, come sull’attenti di buon soldatino di piombo, l’immancabile Vincenzo Bongiorno, vicesindaco di Forlì e ancora assessore alla cultura, nonostante il patatrac della candidatura forlivese a capitale culturale italiana 2028.
Tra di loro la vetrina d’accesso ad un negozio, ormai uno dei tanti in numero inesorabilmente crescente nel centro storico, chiuso per cessata attività: vetrina, quella in foto, però oscurata dall’interno, si che da fuori si vedano solo grandi fiori colorati, sicuramente falso auspicio di una primavera di nuovi affari che non tornerà. Insomma, un velo pietoso sul flop economico della città per nascondere l’abbandono di tanti locali commerciali, inevitabile contraltare fallimentare, al momento, di un inarrestabile declino della socialità, del divenire economico, identitario e culturale di Forlì.
Incredibile, i due assessori hanno prestato la propria immagine per plaudire all’intesa, concordata tra Comune e associazioni di categoria, di continuare nell’anno corrente a perseguire un impegno di grande, strategica ricaduta sulla vita cittadina: l’operazione di restyling e abbellimento delle vetrine sfitte. Non solo, essi stessi “fior d’assessori senza eguali”, si sono sentiti parte del decoro floreale della vetrina in foto e, in senso lato, di tutte quelle delle cessate attività, parimenti decorate perché da fuori non si veda la miseria interna.
Guardando la foto, capisco che si possa concordare sull’assessora Paola Casara quale soave fiore muliebre accanto a fiori decorativi, meno concordo su una simile sintonia floreale del vicesindaco Bongiorno, rivelatosi già sfiorito e fuori da I Sentieri della Bellezza per Forlì capitale culturale. Non mi piacciono affatto le vetrine abbellite dei negozi sfitti, tutto perché non si veda tanta desolazione interna, metafora della caduta di una città sofferente e in caduta.
Le trovo meschine, ipocrite nel loro nascondere la verità, pari a celare la polvere sotto il tappeto del “salotto buono”. Non sarà, certamente, un po’ di futile abbellimento, un inutile orpello decorativo a distoglierci dalla timorosa curiosità quale mai rovina possa esservi dietro una vetrina oscurata. Gli assessori Casara e Bongiorno accanto ai vetri floreali hanno solamente provato invano a convincerci, come nel titolo di un celebre film horror del 1974 dell’americano Tobe Hooper: Non aprite quella porta!
Franco D’Emilio