Quanto tristemente avvenuto a Forlì può davvero indurre a sparare sulla Croce Rossa? L’inchiesta giudiziaria in corso sulle morti sospette in ambulanza provoca sicuramente un grave danno d’immagine alla storica, celebre e diffusa organizzazione di aiuto e soccorso nel mondo. Forse, come ho già scritto (https://www.4live.it/2026/03/quando-anche-a-forli-non-si-sta-al-proprio-posto/), l’accaduto forlivese è nato da un insano e frustrato protagonismo personale, recalcitrante a stare al proprio posto e, magari, addirittura incline ad esaltarsi in un ruolo, altamente e drammaticamente decisionista della vita altrui.
Forlì improvvisamente teatro della vicenda inquietante, lugubre di un possibile messaggero di morte, colpevole di aver soffiato, iniettato aria in un malcapitato a bordo di un’ambulanza della Croce Rossa. Un soffio maligno d’aria in vena per sopprimere il benefico soffio vitale di un’esistenza. Che ci sia dietro un delirio d’onnipotenza e di sfida al mondo, alla società forlivese, percepiti come estranianti, emarginanti? Se così fosse, perché allora non chiedersi come una tale condotta assurda, speriamo, fra l’altro, lontana da motivi abietti di guadagni illeciti, possa identificarsi in una persona rispettabile nella considerazione altrui?
E, ancora, perché non domandarsi anche quanto il crescente relativismo dei valori umani, morali ed etici, concorrenti a formare la cultura, sempre più precaria, della nostra società, compresa quella forlivese, possa aver determinato o contribuito ad agevolare un pari relativismo della coscienza personale, addirittura indirizzandola al delitto, mascherato da missione benefica contro il male dei sofferenti, magari anziani in ambulanza? Al momento, una cosa pare configurarsi: qualcuno, professionalmente abilitato soltanto a guidare un mezzo di soccorso e nulla di più e, soprattutto, di diverso, come assistere il malato soccorso, ha esercitato abusivamente altre mansioni, offendendo il rispetto delle regole.
Molto probabilmente a questo si è trasgredito e questo è andato storto nella gestione d’intervento della Croce Rossa forlivese, ma nulla giustifica che d’ogni erba si faccia un unico fascio e per questo si spari sull’operato della stessa Croce Rossa: per un frutto marcio non si getta mai via tutto il paniere delle mele buone.
Franco D’Emilio