Casa del Fascio di Predappio: altro giro altra corsa?

Casa del Fascio di Predappio

Ci risiamo, praticamente una nuova partenza, se non da zero, diciamo poco al disopra di quel significativo nulla, sinora concluso: ripartono, alleluia, i lavori di recupero della ex Casa del Fascio di Predappio. Altro giro altra corsa? Così viene da dire con un’espressione ricorrente negli autoscontri dei luna-park, per significare l’incertezza tra avvio, blocco e adesso riavvio dei lavori, da parte dell’attuale amministrazione predappiese di centrodestra, rivelatasi solo incapace o nolente di un effettivo controllo sul recupero di un importante edificio monumentale cittadino.

Certo, un caso di sprovvedutezza e insipienza amministrativa che riflette pure un’evidente mancanza di competenze ed esperienze per stare al passo e seguire premurosamente un’opera di restauro, se non altro per l’obbligo, l’impegno morale del rispetto politico dei propri cittadini. Niente di tutto questo. Ora, l’annuncio che i lavori riprendono dopo una lunga interruzione per una vertenza legale, ancora in corso, con la ditta Sapit di Roma, vincitrice del precedente appalto.

Ve lo ricordate il sindaco Canali quando nel febbraio 2024 annunciava la rescissione del contratto con la Sapit, accusando quest’ultima di non aver mai iniziato i lavori e sorvolando spudoratamente quanto la sua stessa amministrazione non si fosse presa briga di effettuare almeno un controllino che le opere, dichiarate partite nell’aprile ’23, dunque quasi un anno prima, fossero effettivamente in corso. Quanta deprecabile trascuratezza e, perché no, irresponsabilità!

Eppure, in quell’occasione il sindaco Canali snobbò ogni critica, anzi per dirla alla romagnola fece lo “sborone”, affermando, basta consultare la stampa di quel periodo, che la vertenza con la Sapit si sarebbe risolta massimo nel giro di pochissimi mesi, naturalmente con la vittoria del comune. Parole azzardate, smentite dai due anni pesantemente trascorsi. Ma non importa, il sindaco Canali confida nel colpo di spugna che tutto cancella, soprattutto nella memoria dei cittadini, e celebra l’annuncio della ripresa dei lavori, nemmeno fosse una vittoria, un trionfo: che volete che sia ripartire, ancora da zero, dopo due anni e con costi maggiori, tanto Pantalone paga!

Adesso è cambiata la ditta appaltatrice, subentra l’Acmar, aderente al circuito cooperativo rosso Legacoop, fra l’altro soltanto nel 2016 positivamente risorta da un periodo molto rischioso e complesso della gestione economica delle proprie attività imprenditoriali: incrociamo le dita e che Dio ce la mandi buona! Tuttavia, il sindaco Canali nel suo annuncio della ripresa dei lavori non manca di confermare l’adagio proverbiale errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

Ancora in mancanza, ripeto mancanza, della complessiva destinazione d’uso finale della ex Casa del Fascio, finalmente restaurata, il primo cittadino predappiese ha deciso di destinare un finanziamento al recupero di un seminterrato dell’edificio fascista per collocarvi alcuni uffici comunali, quasi in una sorta di sistemazione che rimanda all’ufficio nel sottoscala del ragionier Ugo Fantozzi. Davvero perversamente diabolico, al pari di chi costruisse una casa senza la destinazione finale dei vani, ma già sicuro che il piano terra, adiacente al garage, sia amabilmente riservato alla suocera.

Intanto, ripartono finalmente i lavori alla Casa del Fascio: speriamo senza ulteriori intoppi, con trasparenza e con una determinazione fattiva, finora inesistente, soprattutto pari nei risultati ad analoghi restauri a Roma, dove in pochi anni si sono recuperati diversi edifici del Ventennio, destinandoli ad uso pubblico di enti locali, università e uffici statali. Diversamente, resteremmo solo nel fango degli annunci, della trita propaganda, di tanto protagonismo parolaio: tutto, magari, camuffato nella ripetuta esortazione “Altro giro, altra corsa!”

Franco D’Emilio

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