Gli ameni repubblicanetti forlivesi

sala consiglio comunale

Sembrava fatta, invece, dopo nemmeno due mesi, a Forlì è andato a rotoli il matrimonio politico tra PRI e Lega, al fine di un comune gruppo consiliare nell’ambito del centrodestra. Nozze lampo nel tentativo miserevole, istrionesco di salvare per sé il salvabile degli avanzi della torta del potere della giunta Zattini; poi, inaspettato “divorzio breve” tra i due colombi politici, giusto il tempo per vedere se mai nel talamo l’intesa ripagasse sia chi sempre vantatosi di tanta virilità sia chi veloce a concedersi.

L’unione è andata in bianco, finita quasi all’inizio, forse per manifesta impotentia coeundi di entrambi gli sposini, insomma per l’incapacità fisica dei due a congiungersi in un proficuo coito politico. Sempre meglio, certo, tale impotenza rispetto a quella erigendi, sicuramente umiliante per quanti alfieri del celodurismo. Comunque, il divorzio non mi ha affatto sorpreso poiché le nozze erano solo campate in aria sul filo della sopravvivenza, fra l’altro illudendosi che la pochezza matrimoniale del PRI con la Lega potesse superare la proverbiale constatazione “io non ho che te, tu non hai che me, insieme abbiamo ben poco”.

Le nozze, invece sì, mi avevano stupito, pure angosciato all’idea che due partitelli inconciliabili avessero deciso, per esclusivi interessi personali e delle proprie camarille, di unirsi in un matrimonio, politicamente contro natura. Ora, di nuovo ciascuno per proprio conto nel tunnel stretto e scuro della giunta Zattini, del quale s’intravede solamente qualche fioca luce sul fondo. La Lega non ha perso l’occasione di un’altra figura tremendamente cacina, tanto, ormai, è insensatamente convinta che abbia valore la sua modesta mediocrità; il PRI forlivese è tornato sui suoi passi, anzi all’ovile, ubbidendo ad una richiesta del proprio vertice nazionale, da subito persuaso manzoniamente che “quel matrimonio non s’ha da fare.”

Mi fa ridere e incazzare che i “repubblicanetti” forlivesi, soltanto così meritano essere definiti nel loro protagonismo da saltimbanchi politici, ora qui ora là, abbiano dichiarato, come la stampa ha riportato, di aver accolto la volontà del proprio vertice nazionale quasi con lo spirito dell’Obbedisco! di Giuseppe Garibaldi. Per favore, repubblicanetti forlivesi, non infangate più la memoria del Risorgimento con la vostra politichetta da saltimbanchi; non infangate più la lotta e la tradizione del liberalismo democratico del PRI, quello vero e degno della sigla maiuscola, per l’unità, la repubblica e la costituzione; non infangate più, anche con alleanze improbabili, la dignità politica della città di Forlì.

Voi, ameni repubblicanetti forlivesi, credete adesso con il vostro ravvedimento di aver messo una toppa al vostro peggio, ma, date retta, persuadetevi di una cosa sola: siete stati miserevolmente ridicoli!

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