Ieri sera, spazientito alla fermata Colosseo della linea B della metropolitana di Roma, ho ingannato l’attesa nella lettura delle tante scritte su un pannello di plexiglass. Un vero repertorio contrastante di sogni e delusioni, di acredine e gioia, di passioni politiche e rivoluzionarie, perché no di amori in corso o andati a buca: infine, non senza volgarità, frasi sulla solita rivalità calcistica Roma-Lazio o recapiti per soddisfare tutti i gusti dell’inquieta sessualità capitolina.
La mia attenzione su una frase più in evidenza e insolita nella sua grafia marcata a pennarello: rossa vermiglia la prima metà La cultura è di sinistra, nera pesta la metà conclusiva la vita è di destra. Una preziosa, seppur faziosa goccia di pensiero, chiaramente espressiva del contrasto tra il rosso e il nero, non quello narrativo dell’omonimo titolo di Stendhal, ma solo quello, tanto trito e sbadiglievole, tra il rosso bandiera e il nero fascio, insomma tra sinistra e destra. Comunque, la complessiva frase rossonera La cultura è di sinistra, la vita è di destra mi ha indotto a sorridere, a tratti con un pizzico di malizia.
Sollecitato da questa scritta, ho innanzitutto sorriso al salto indietro di oltre trent’anni, ero ancora un “pischellone” di 43 anni, ad un interessante dibattito a Firenze, in occasione dell’uscita del fine saggio del filosofo Norberto Bobbio Destra e sinistra. Ragioni e significato di una distinzione politica (Ed. Donzelli, 1994): allora, l’autore illustrava sapientemente la distinzione tra la sinistra, più attenta alla cultura per l’emancipazione delle masse e, quindi, interessata ad una propria egemonia culturale, e la destra, invece, prevalentemente pragmatista e incline a decidere, presto e subito, nel segno dell’utilità pratica, concreta, più immediata possibile.
Dopo, con crescente malizia ho sorriso a come tanta, anche recente cronaca politica abbia spesso, persino clamorosamente, smentito la spocchiosa pretesa della sinistra di ritenersi unica depositaria e tutrice della cultura, quindi con l’esclusiva a dibattere sulla memoria storica per affermarne la verità, ovviamente quella antifascista, resistenziale e, di seguito, mutevole, trasformista e inconcludente di tutti i partiti e partitelli, sinora “a manca”. Che faccia tosta la sinistra italiana nella sua continua pretesa di fare la maestrina nella pelle di una somara che raglia svarioni madornali!
Parto dal caso più recente, quello di Mirella Serri, già docente universitaria alla Sapienza, firma dei giornaloni Corriere, Repubblica e Stampa, infine assidua frequentatrice dei salottini talk show: lo scorso mercoledì 6 maggio a L’aria che tira su La7, agitando con tanta faccia tosta l’inesistente incombenza di un’egemonia culturale della destra meloniana, ha dichiarato ridicolamente Wagner appoggiava il nazismo e veniva finanziato da Hitler: peccato che quest’ultimo sia nato nel 1889, sei anni dopo la morte del grande musicista, già autore dei suoi capolavori quando il nazismo era ben lontano dal suo avvento!
Un errore madornale, degno di bocciatura scolastica, che condanna la Serri alla galleria dei pallonari, altro che deamicisiana “maestrina dalla penna rossa”! Sì, anche la destra brilla per gli svarioni fuor dalla bocca di alcuni suoi esponenti, ma la sinistra domina alla grande, sbagliando date e nomi, scivolando sulla buccia di banana di lapsus, qui pro quo e confusioni accidentali, ma, cosa ben più grave, sbaglia pure con affermazioni articolate, addirittura circostanziate, proprio come nel caso dell’impreparata, somara Mirella Serri.
Con malizia il sorriso mi è corso al memorabile sfondone del critico letterario, professore universitario e militante comunista Alberto Asor Rosa, tale nella sua Storia Europea della Letteratura Italiana da confondere lo scrittore Curzio Malaparte con il giornalista Curzio Maltese. Altro sorriso al ricordo del sinistro Corrado Augias, nel 2009 accusato per il finale del suo Disputa su Dio e dintorni di aver copiato spudoratamente dal saggio La creazione del biologo statunitense Edward Wilson? Come non sorridere ancora del cosmico sbaglio di Eugenio Scalfari, in suo editoriale del dicembre 2001 sostenitore che gli apostoli fossero tredici, con la stessa nonchalance che otto possano diventare i sette nani, quattro i tre porcellini o a 11 possano calare gli eroi redenti di Quella sporca dozzina, indimenticabile film del ’67.
Ho rischiato di tracimare dal sorriso alla risata irriverente al sovvenir di Tommaso Montanari, storico dell’arte, rettore universitario e antifascista militante, nel luglio 2017 alla trasmissione In Onda su La7 autore del celeberrimo svarione Mussolini è stato eletto democraticamente, ha conseguito una maggioranza nelle urne. Un’affermazione così fuori dalla verità storica da suscitare il palese, attonito sconforto dello storico Andrea Romano, anch’egli di sinistra, ma sicuramente valido, credibile docente universitario, in quell’occasione deluso parimenti a quando dinanzi ad uno studentello strafottente, impreparato da rimandare all’appello successivo.
A malincuore, non vorrei smettere mai quest’elenco di vergogne culturali, chiudo con un’ultima, significativa perla della presunta e tanto disastrata egemonia culturale della sinistra. Massimo Giannini, strepitoso giornalista, annovera tre magistrali bischerate: ha collocato in Grecia la città turca di Smirne, importante scalo portuale; ha assegnato a Catilina e non a Caligola la proprietà del famoso cavallo, oggetto di tanta attenzione e onori; ha sbagliato, attribuendo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde alla penna di Edgar Allan Poe e non a quella di Robert Louis Stevenson.
Errare è umano, perseverare è diabolico, ma questo è lo spessore davvero minimo della sinistra italiana e della sua pretesa egemonia culturale a sentinella della democrazia nel solco dell’antifascismo e dello spirito partigiano: peccato che poi inciampi su fatti e cosucce con frequenti, miserevoli figure di cacca.
Franco D’Emilio