Dunque, ricapitoliamo, cercando di contenere i giramenti di capo ed altro più in basso, dovuti all’insofferenza di tanto svolazzamento, interessato alla ricerca di fiori, ricchi di mellifero nettare politico e, invece, appena appagato dall’inflorescenza di un piscialletto, il comune tarassaco. Nell’attuale Consiglio Comunale di Forlì l’instancabile “apetta” pseudo repubblicana Alessandra Ascari Raccagni le ha davvero provate tutte, volando inconcludente di qua e di là, in modo sempre fallimentare e ridicolo.
È volata invano dal piscialletto della lista civica “Forlì cambia” a quello della Lega, per un orripilante gruppo PRI-Lega, contemporaneamente blasfemo del repubblicanesimo federalista sia di Carlo Cattaneo che di Gianfranco Miglio; poi, notizia dell’ultim’ora, pressata dalla protesta nazionale e locale dei sopravvissuti e sopravviventi repubblicani, è volata da poche ore sul piscialletto del gruppo misto, unico nettare disponibile quello di Daniele Mezzacapo, ex leghista, ex vicesindaco, ex “figlioccio” turlupinato e abbandonato dal sindaco Zattini e adesso, così pare, occhieggiante verso il mondo al contrario di Roberto Vannacci, l’unica realtà possibile nella quale, forse, dare un verso e un senso alle proprie aspirazioni, campate in aria.
Pensate, l’apetta Ascari Raccagni è stata capace di tutto questo in poco più di due mesi, nemmeno volesse eguagliare la grande Fiona May nel salto triplo! Eppoi, dicono che i tempi della politica sono lunghi: quando mai, soprattutto se ci sono di mezzo il carrierismo e l’interesse personale! Peccato che non vi sia da tempo il bon ton politico di levare il disturbo quando gli zebedei altrui non ne possono più. Siamo stufi delle insignificanti vicende in politica della capricciosetta Ascari Raccagni e dello stizzito Daniele Mezzacapo.
Franco D’Emilio