Eppure, tutto sommato, nonostante le difficoltà di produzione e di mercato dell’elettrodomestico, sembrava che gli stabilimenti italiani della svedese Electrolux, tra i quali quello di Forlì, riuscissero a tirare avanti, pur nell’incertezza del futuro, assicurando cosi un significativo livello d’occupazione. Anzi, la produzione forlivese dell’Electrolux si segnalava per la qualità del suo lavoro progettuale e realizzativo.
Poi, tra poco è un mese, quasi fulmine inaspettato a ciel sereno, la notizia della multinazionale svedese intenzionata a tagliare 1.700 posti di lavoro in Italia, dei quali oltre 400 a Forlì. Il precario, ma costante “tirare avanti” si è rivelato improvvisamente un terribile “tirare le cuoia” lavorative per tanti lavoratori e le loro famiglie. Certo, gravi le responsabilità di scelta e le conseguenti decisioni da parte dell’Electrolux, fra l’altro tanto cinicamente dimentica anche del sostegno finanziario, ricevuto dal governo italiano.
Ma un interrogativo s’impone inevitabile pure sul ruolo del sindacato, sia a livello nazionale che locale. Un interrogativo sollecitato da dubbi sul suo livello di conoscenza, studio e ricerca circa le problematiche produttive e lavorative aziendali, sulla sua capacita di efficace anticipo, prevenzione ed eventuale contrasto delle problematiche lavorative, prima che tutto sia troppo tardi. Quanto è credibile, infatti, che tutti sindacati fossero ignari della possibilità di un’incombente doccia fredda sull’occupazione negli stabilimenti italiani Electrolux? Davvero, tutti i sindacati messi inaspettatamente spalle al muro da un’improvvisa e drastica decisione unilaterale dell’Electrolux?
E i centri studi sindacali, allora, a cosa mai servono? E la stessa articolazione delle organizzazioni sindacali sui posti di lavoro, penso alle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU), quanto assolve ai compiti, alle prerogative, attribuite alla presenza sindacale, in termini di contrattazione e accordi, di tutele e garanzia, infine di informazione e partecipazione? Sarebbe ingenuo pensare che decisioni unilaterali delle aziende siano imprevedibili atti d’imperio perché se tali fossero, allora dovremmo riconoscere che ciò avviene poiché le volontà aziendali trovano sempre spazi aperti, liberi, mai un contrasto preventivamente ostativo sulla loro strada.
Quanto accaduto all’Electrolux conferma quanto il nostro sindacato, nazionale o territoriale che sia, svolga solo un ruolo del giorno dopo, quando tutto travolge il destino dei lavoratori e il patatrac aziendale si profila minaccioso. La complessiva rappresentanza sindacale va qualificata, resa competitiva e veramente antagonista, soprattutto propositiva nei confronti dei datori di lavoro. Non bastano né il presidio né lo sciopero successivo: un po’ come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.
Adesso, persino il paradosso che allo sciopero dei sindacati l’azienda replichi con assunzioni a tempo determinato per far fronte alla crescente richiesta di elettrodomestici da parte del mercato, smentendo, quindi, palesemente le motivazioni di fondo degli oltre 400 esuberi dichiarati, quasi un mese fa. Ennio Flaiano avrebbe commentato: “La situazione è grave, ma non è seria!”.
Franco D’Emilio