Manuela Racci suggestiona e rapisce con “Una caduta verso l’alto”

Manuela Racci

Dal 20 maggio scorso è nelle librerie “Una caduta verso l’alto. Tra Buio e Luce, storia di un Ritorno” per le Edizioni Minerva di Bologna. Autrice Manuela Racci, sensibile e appassionata signora della cultura forlivese, spesso interprete e guida dei suoi concittadini in avvincenti viaggi riflessivi sul sapere e sul dialettico confronto delle idee nel corso dei tempi.

Più volte ho ricevuto dagli amici e seguito i video delle sue, sempre gremite, conferenze, concordando immancabilmente sulla metafora quanto Manuela Racci sappia prenderti per mano e di fianco accompagnarti nel suo discorrere, assertivo o critico di tante voci, di tanti spunti del sapere umano. Pur dietro il tavolo magistrale della conferenza nelle vesti di maestra e musa, con la dolcezza del sorriso, appena increspato, e con la misura delle parole, ciascuna delle quali giustamente pizzicata, come le corde di un’arpa, a comporre lievi, ma stringenti argomentazioni, Manuela si rivela solidale compagna in sorprendenti percorsi che sanno rapire e far volare oltre ogni limite, grigiore della quotidianità.

Preziosa docente di materie letterarie, oltre che di storia e filosofia, quindi fervida educatrice; poi, scrittrice, saggista e, ancora, collaboratrice di giornali, riviste ed istituzioni culturali, sempre con impegno di significativa caratura: questo il curriculum di Manuela Racci che testimonia una spiccata vocazione al lavoro intellettuale ed educativo. Eppure, tanto valore umano di donna e cittadina ha rischiato di perdersi perché inaspettatamente travolto dalla tragicità del caso e dalla necessità dolorosa di risorgere da tanto calvario: a settembre ’24 un camion travolgeva disastrosamente Manuela sul ciglio di una strada, riducendola in fin di vita e in quello spazio incerto, quasi “terra di nessuno”, tra la vita e l’oltrevita.

La nostra protagonista, quindi, inconsapevole riscontro delle parole dell’antico filosofo greco Democrito “Tutto ciò che esiste e accade è frutto del caso e della necessità”, concetto poi ripreso e sviluppato nel 1970 dal biologo e pensatore francese Jacques Monod, nel 1965 Premio Nobel per la medicina. Improvvisamente, sorpresa da una drammatica accidentalità, Manuela si vede costretta a delicate necessità di recupero chirurgico e medico, che la sospendono così dalla consueta cura dei molti interessi personali, culturali e, forzatamente, persino dalla piena corrispondenza dei cari affetti familiari, patrimonio essenziale di ogni storia umana.

Nonostante tali dure avversità, Manuela ha resistito nel precario equilibrio tra la vita e la morte, sorretta e sospinta dalla forza di un impeto, forse miracoloso, ma probabilmente espressivo della propria irriducibile energia spirituale a non cedere, a non lasciarsi andare sul crinale inesorabile della fine. Tutta questa terribile vicenda è ora narrata con grande, efficace compostezza dalla sua protagonista in “Una caduta verso l’alto. Tra Buio e Luce, storia di un Ritorno”, in fondo reportage di una tenace resurrezione a nuova vita che conferma quanto questa sofferta, ma pure straordinaria vicenda segni in Manuela il trionfo della sua vis animi sulla propria vis vitalis.

Contro tanto imperante ed edonistico materialismo è stupendamente suggestivo, anche commovente che la narrazione di Manuela Racci racconti tanta resilienza dell’anima, vittoriosa con la sua energia spirituale, con la capacità del suo nous, il pensiero, di contemplare le grandi idee, magari avvicinarsi e comprendere nuove dimensioni, compreso l’oltrevita, riconsiderando, di conseguenza, tutto il percorso terreno, pur valido e fattivo, vissuto sino al tragico, imprevedibile investimento. “Una caduta verso l’alto” conferma quanto da una precipitevole rovina si possa rinascere più in alto e anche migliori di prima, se animati da una forza ed una volontà indomite, magari fortificatesi, come nel caso di Manuela Racci, attraverso proprio lo studio e la verifica di tutte quelle idee e tutti quei valori che assieme costituiscono le acque pescose della cultura: questo a nostra felice conferma quanto sempre il naufragare m’è dolce in questo mare, quello, appunto, del sapere che fortifica e tempra.

Franco D’Emilio

 

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