Sulla scia di un celebre romanzo di Vasco Pratolini del 1947, appunto “Un eroe del nostro tempo”, nasce il titolo di questo pezzo, sicuramente una sassata contro la vetrata, da tempo, ormai, opaca e ipocrita del rigore scolastico, ancora di più della dignità e della credibilità della scuola italiana. Un eroe (im)maturando del nostro tempo, spunto di queste righe, è il giovane bagnino dello stabilimento balneare sulla costa maremmana, dove trascorro una serena vacanza.
Bagnino aitante e biondo, come nell’iconico immaginario di molte bagnanti, persino maturando del liceo scientifico. Tanto sollecito a dispensare tattici sorrisi ammalianti tra l’apertura di ombrelloni e lettini, quanto spiccio, pressapochista, anche un po’ menefreghista sulla sua vicenda di candidato sotto torchio alla maturità. Sotto torchio, si fa per dire, considerato quanto spesso, e questo è uno di quei casi, sia arduo cavare sangue da una rapa.
Ieri, alla domanda come gli fossero andati gli scritti e quando il suo orale, il nostro assistente balneare, bagnino è termine oramai obsoleto e riduttivo, al pari di netturbino con operatore biologico, è stato davvero tranchant, gettando attorno lo sguardo glaucopide tra il grigio e il celeste, veramente malandrino in chiunque convinto, rispetto agli altri, di mangiare pane e volpe, già dal primo mattino. Al tema ho scelto la traccia di Calabresi, il figlio, non il commissario, a me sconosciuto (Bontà sua! N.d.a.) e che so solo ammazzato a Milano accanto ad una Cinquecento, ma ho cercato di non sbilanciarmi troppo, meglio restare nella via di mezzo per non dispiacere a nessuno. La prova di matematica è finita in bulletta, insomma in barzelletta, abbiamo copiato a tutta randa, i professori hanno finto di non vedere. Tra una settimana l’orale, sono convinto di farcela, a me preme il diploma, il voto, invece, non mi interessa più di tanto. E quali i progetti futuri, visto che la maturità è già in tasca?
Corso di laurea in scienze motorie, possibilmente telematico, on line, poca frequenza e pochi obblighi; poi, apro una palestra, il mio sogno, almeno al momento, mi creo un bel giro e piglierò quel che viene. Questo l’asciutto, ma determinato programma dell’eroe (im)maturando, sottolineato dal guizzo contrattile dei suoi orgogliosi pettorali e bicipiti. Che dire? Niente, questo è miserevolmente oggi il titolo di studio: non più ascensore sociale del merito e delle capacità manifeste, ma soltanto squallido montacarichi, rapido e spiccio, del saperci fare. Che vale un eroe (im)maturando del nostro tempo che nel tema sceglie la via di mezzo per non scontentare nessuno? Quanto vale un eroe (im)maturando che nella prova di matematica copia e scopiazza senza vergogna, spacciando per propria la farina del sacco altrui, di chi sa e si lascia copiare, altrimenti è out, bandito dal gruppo.
Mi sono chiesto se pure il nostro eroe (im)maturando della costa maremmana, al termine del suo esame orale conclusivo, come avviene pure all’uscita dei licei forlivesi, troverà genitori, parenti e amici, lieti di tanta maturità, seppur in un frutto ancora amaramente acerbo: soprattutto la madre, trepidante e in sollucchero, con bicchieri ed una magnum di champagne per festeggiare al volo tanto traguardo del suo ragazzone. Quale rischio diventare maturi con un tema svolto con l’accortezza compiacente di restare nella via di mezzo e con una prova di matematica risolta con l’antica vergogna asinina del “copia e incolla”!
Franco D’Emilio