A Predappio la corta memoria antifascista del PD

Coordinamento Partito Democratico E-R

Finalmente a Predappio l’inconsistente ruolo politico del Partito Democratico, vana espressione di inesistente opposizione, è risorto dal suo assordante silenzio tombale. Peccato a vanvera, pretestuosamente sul tema del solito, trito, noioso e parolaio antifascismo, prendendo di mira l’intenzione di Forza Nuova, organizzazione politica della destra radicale, di aprire una sede nel paese natale di Benito. “Predappio non è un simbolo neofascista … Sgradita, divisiva e antidemocratica, una vergogna e un pericolo l’apertura di una sede di Forza Nuova a Predappio”, ma ancora di più irricevibile, perché infondata, a vanvera l’affermazione “I predappiesi non vogliono e non meritano questo pericolo, non meritano che si giochi con il loro paese e con la loro pelle”. Tutte parole a vanvera perché bugiarde, stando alla memoria storica della condotta politica del PD a Predappio.

Il Partito Democratico predappiese, consapevolmente o inconsapevolmente risulta, infatti, di corta memoria riguardo alla trasparenza, all’onestà del proprio antifascismo, ora inalberato contro Forza Nuova. Pensate che presa per i fondelli l’ultimo scossone antifascista dei piddini predappiesi: poco prima dell’avvento del centrodestra alla guida del paese, il PD locale, pur di assicurarsi al massimo la conquista del Comune, non esitò a trattare con l’allora rappresentante forlivese di Forza Nuova “lo scambio di voti”, poco più di un centinaio sulla carta, appunto dalla destra estrema al Partito Democratico.

La trattativa, all’insegna di un inevitabile “do ut des”, fu ovviamente condotta sotto banco, fuori dall’ufficialità della campagna elettorale: tuttora, molti ricordano questo accaduto, diversi rammentano anche i nomi dei “negoziatori” dell’una e dell’altra parte, addirittura del luogo di tanta contrattazione. Aurum non olet ovvero il denaro non ha odore, come, stando a Svetonio, sosteneva l’imperatore Vespasiano, ma per il PD predappiese, prima dell’avvento del centrodestra, anche il voto elettorale non aveva odore, fosse anche quello neofascista di Forza Nuova!

Per carità, allora il PD predappiese non inventò nulla di nuovo: confermò e ripercorse nel suo piccolo solo la storica ambiguità comunista per il potere, garantito ad ogni costo: logica già perseguita dal Patto Molotov-Ribbentrop tra nazisti e sovietici con la spartizione dell’Europa Orientale; già perseguita da Togliatti, sotto ricatto di salvar loro la vita, intruppando nelle file del PCI tanti dirigenti del ventennio fascista. Una cosa è certa: nel suo recente passato il PD incassò voti di Forza Nuova senza porsi minimamente il problema, adesso ipocritamente sollevato, che quei voti fascisti giocassero con il futuro di Predappio e con la pelle dei predappiesi. Consiglio al PD predappiese una curetta di fosforo a vigoroso sostegno della propria memoria, oggi tanto corta.

Franco D’Emilio

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