Caspita, grave dimenticanza, ho tralasciato un altro strategico “focus” del ministro alla cultura Alessandro Giuli nella sua inutile venuta a Forlì, pochi giorni fa. È giunto provvidenziale messaggero ministeriale di scontate, tragiche ovvietà lapalissiane circa il recupero o l’inevitabile scarto, praticamente uno scarico tra i rifiuti, del materiale archivistico e librario, gravemente danneggiato dalle alluvioni forlivesi del ’23 presso l’archivio comunale, insanamente collocato in via Asiago, qui in foto, da una giunta di sinistra, e presso la biblioteca del seminario vescovile in via Lunga.
Cosa ha concluso l’acuto ministro che non fosse già scontato da tempo da parte di competenti funzionari archivisti e bibliotecari forlivesi? Praticamente che quanto salvabile sarà salvato, quanto irrecuperabile, invece, finirà nel cassonetto della carta. Caspiterina che focus nelle conclusioni del ministro di centrodestra, tanto attese e acclamate con palese cortigianeria politica dai valvassori e valvassini del claudicante, brancaleonico centrodestra forlivese!
Mi dispiace che in questo tritacarne di patetica propaganda si sia lasciato trascinare l’avvocato Luca Pestelli, consigliere regionale di FdI, esponente politico che solitamente apprezzo perché di preziose competenze e capacità, molto rare nell’assortito nanismo politico del suo stesso partito a livello locale.
Sono passati tre lunghi anni dall’offesa alluvionale di tanta cultura, ma sul possibile restauro del patrimonio culturale cartaceo il ministro Giuli con la sua scodinzolante corte forlivese è rimasto pressoché ibernato assieme ai documenti e libri, da tempo congelati, in attesa di una loro eventuale salvezza. Con la differenza che il materiale cartaceo sotto ghiaccio non ha scadenza, mentre la carne, compresa pure quella umana, tanto fragile e debole nella sua faccia tosta, meglio che sia scongelata e consumata preferibilmente entro una determinata scadenza.
Sul patrimonio culturale forlivese, archivistico e librario, alluvionato e tuttora ancora congelato, il ministro Giuli si è rivelato ancora tristemente egli stesso congelato agli inizi di tanta perdita. Forse, una novità che abbia detto che il restauro, se possibile, debba procedere su lotti individuati? Una novità che la stima dell’entità del danno condizioni la fattibilità del restauro?
Ma finora, dunque, a cosa mai ha provveduto il Ministero alla cultura nelle mani improvvide del centrodestra, soprattutto nelle figure, prima, di Gennaro Da Giuliano e, poi, di Alessandro Giuli? Campa cavallo che l’erba cresce, non resta che dire dinanzi alla plateale evidenza come solo si rinvii nel tempo la soluzione del possibile restauro.
Propongo che al ministro Giuli, il dono accrescerebbe il suo fascino tardo ottocentesco dandy, sia regalato un monocolo o un occhialino pince-nez, stringinaso, per accrescere la sua folgorante focalizzazione dei problemi, bloccati inesorabilmente al punto di partenza del “si vedrà, si farà”, pari a dire, nel caso dei documenti e dei libri forlivesi alluvionati, “chi va piano va sano e va lontano, soprattutto senza concludere un fico secco”.
Le parole del ministro Giuli si rivelano falsamente rassicuranti, hanno solo l’effetto di alleggerire le responsabilità di scelta della giunta Zattini, ancora di più del vicesindaco Bongiorno, soltanto cocciutamente lanciato sulla vana distanza del “miglio bianco” con l’ardita disponibilità della delega alla cultura. Ora pro nobis e per il patrimonio culturale, la memoria storica della città di Forlì!
Franco D’Emilio