“Romiti, una chiesa o uno showroom?

la chiesa dei romiti

Devi andarci, giusto per vedere se ne valga la pena”, così alcuni amici solevano ripetermi, forse spinti da provocatorio sadismo verso la mia sensibilità artistica e religiosa. Alla fine, ci sono andato e sicuramente ne è valsa la pena, se non altro per convincermi dell’obbrobrio, cui può giungere una moderna architettura, spacciata come religiosa, ma in realtà solo pastrocchio, pasticcio di mura e volumi, spazi e ornato che fanno pensare a tutt’altro che a un luogo di spiritualità.

Mi riferisco alla nuova chiesa dei Romiti a Forlì, a destra nella foto sovrastante. Se, all’interno, non avessi riconosciuto gli inconfondibili banchi con l’inginocchiatoio, beh avrei pensato di trovarmi altrove, non certamente in una chiesa cattolica: tutto mi è apparso freddo, asettico, così modernamente schematico, incapace di suscitare emozioni, riflessioni e favorire il pieno raccoglimento dei fedeli.

Girando e guardando attorno sotto luci con lunghi fili pendenti dall’alto, come nei mercati rionali di Roma, potevo trovarmi ovunque: in un auditorium, in una sala congressi, forse nello spazio accoglienza di un grande ospedale oppure, considerando l’essenzialità progettuale circostante, addirittura nella showroom di vendita dei telefonini e pc col marchio americano con la caratteristica mela morsicata.

In fondo, la mela USA col morso in evidenza sarebbe stata almeno richiamo al tema religioso del peccato originale, quello di Adamo ed Eva, insomma non avrebbe stonato nella nuova chiesa forlivese dei Romiti, tutt’altro che manifesta casa del Signore. Già all’entrata, la prospettiva frontale, come si vede dalla foto a destra, offre la vista insolita di una croce rovesciata, formata dal combinato tra il braccio orizzontale dell’altare e quello bronzeo, verticale raffigurante Cristo, alto e lungo, quasi raffigurato in tratti da Don Chisciotte.

Ma, poi, quanto inopportuno quest’effetto visivo della croce rovesciata: ricordo della crocifissione a testa in giù dell’apostolo Pietro o, senza volerlo, richiamo inquietante, secondo la cultura popolare e l’occultismo, all’Anticristo?

Vanamente ho cercato di considerare le stazioni della Via Crucis, vanamente ho cercato in giro qualcosa che muovesse l’emozione di trovarmi dinanzi all’unicità di opere, espressione di arte e religiosità. Come all’entrata, anche all’uscita mi sono fatto il segno della croce, ma quasi mi è apparso fuori luogo segnarmi in quello spazio anonimo e senza anima. Che differenza con la spiritualità della moderna struttura della Chiesa di San Giovanni Battista nei pressi di Firenze, a sinistra nella foto, in prossimità dell’autostrada e costruita tra il 1960 e il 1964 su progetto del grande architetto Giovanni Michelucci.

Là, la percezione di un grande anelito spirituale già nello slancio delle colonne di sostegno del tetto, soprastante l’altare maggiore; là, la custodia, seppur in cemento armato, di tanta, suggestiva aria di raccoglimento. Tornando a casa, lungo la strada ho ritrovato la piccola edicola con l’immagine scolorita della Madonna, omaggiata dai soliti, immancabili, mutevoli fiori di stagione: quella minima nicchia mi è apparsa davvero una grande cattedrale di spiritualità e fede.

Franco D’Emilio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *