Livia Tellus con i rifiuti di Alea anche per il dietrofront dell’assessore Cicognani

Vittorio Cicognani assessore

Livia Tellus Romagna Holding S.p.A., denominazione sicuramente altisonante, ma di scarsa sostanza in termini di concreti vantaggi per i cittadini, è una società fondata nell’ormai lontano 2007 con la partecipazione di 15 comuni della Romagna forlivese. Suo ambizioso compito quello di gestire, controllare e coordinare, sia sotto l’aspetto tecnico che finanziario, tutte le partecipazioni comunali ad enti e società per servizi locali, tra le quali, ad esempio, Romagna Acque, Start Romagna e il bidone indifferenziato, comunque maleodorante, di Alea.

Alea con altre tre società di servizi ricade sotto il controllo diretto o indiretto di Livia Tellus; altre tre, invece, sono solo partecipate dalla medesima grande holding. Complessivamente, Livia una maxi società, modello elefantiaco di centralismo economico e finanziario, amministrativo e gestionale, perlopiù utile, nel caso, a “compensare strategicamente” perdite, buchi e guai, occorrenti in qualche società controllata o partecipata. Insomma, un carrozzone, come dire un’organizzazione non necessaria, solamente pletorica, però dispensatrice di posti prestigiosi e assai ben remunerati della propria governance.

Un carrozzone soprattutto inadempiente di una delle sue fondamentali finalità: “esercitare funzioni di indirizzo strategico e di coordinamento sia dell’assetto organizzativo che delle attività esercitate dalle società partecipate”. Vi sembra, forse, che tale finalità sia stata e sia tuttora perseguita da Livia Tellus nei confronti di Alea e del suo disservizio, pure vessatorio, ormai inesorabilmente palese da tempo? Eppure, un carrozzone che fa profitti di bilancio, entusiasticamente annunciati, ma, nel caso di Alea, soltanto soggetto di minima, se non nulla, ricaduta sullo sviluppo della qualità dei servizi, resi ai cittadini.

Un carrozzone partorito dalla sinistra, ma condiviso e tenuto in forzata rianimazione dalle amministrazioni di centrodestra, come quella attuale del Comune di Forlì, fra l’altro tragicomico protagonista del dietrofront del suo ondivago assessore Vittorio Cicognani. Quest’ultimo nel dicembre 2021 confermava l’intento della giunta Zattini di uscire fuori da Livia Tellus Holding, specificando “Il mandato che diamo al cda (quello di Livia Tellus, n.d.a.) è di verificare la modalità di uscita dalla holding. Se è meglio stare dentro, staremo dentro.”: affermazioni di evidente contraddizione logica, tipica di chi sospeso tra il dire e il fare.

Poi, nell’ottobre 2022 lo stesso assessore si smentiva clamorosamente e tirava pavidamente il freno a mano, dichiarando “In questo momento (l’uscita da Livia Tellus, n.d.a.) potrebbe avere ripercussioni economiche importanti, per cui forse non è il casoL’alternativa non è uscita o morte.” Ineffabile assessore “tentennone”, per dirla alla fiorentina, soprattutto infelice nel richiamo equiparativo, ma solo scimmiottante, del suo mediocre “uscita o morte” al fatidico “O Roma o morte!”.

Piuttosto, perché mai il Comune di Forlì non è più uscito da Livia Tellus Holding? Quali motivi l’hanno indotto, per bocca dell’assessore Cicognani, “Se è meglio stare dentro, staremo dentro”, a fare retromarcia?

Intanto, Alea sta dentro Livia Tellus e da quest’ultima viene giustificata nella pochezza del suo tanto disservizio, cosicché tanti cittadini della Romagna forlivese pagano la complice copertura della grande Holding a tanta disfatta della raccolta rifiuti. La politica romagnola è l’unica responsabile, passata e presente, dell’esistenza e dell’inutile ruolo di Livia Tellus, burattinaia di società ed enti di servizi ai comuni. Livia Tellus è l’ennesima piovra “gestionale-amministrativa” della politica locale per rispondere, lucrandovi sopra, alle necessità dei cittadini e per crearvi sopra un proprio spoils system di controllo per soddisfare a peso d’oro diversi appetiti di partito.

Nel frattempo, sul territorio spuntano, come funghi, i “punti Alea” per meglio rispondere alle attese degli utenti, ma è solo il maldestro tentativo per fugare l’incazzatura degli utenti dal disservizio tanto vergognoso della raccolta rifiuti: inutile chiudere la stalla quando i buoi sono scappati! Delle magagne di Alea deve rispondere anche Livia Tellus Holding; deve dar conto il consiglio d’amministrazione dell’una come quello dell’altra; soprattutto devono dare ragione i comuni, partecipi del carrozzone Livia Tellus, e, ancora di più, la politica della Romagna forlivese, di destra e di sinistra non importa, perché sempre fra loro accomunate dall’intento, cantato da Pino Daniele, “s’alliscian se vasan e se magnan a città!” ovvero si adulano, si baciano e assieme si mangiano la città.

Franco D’Emilio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *