Dalla piscina monumentale alle monete di Galla Placidia: le nuove meraviglie della Villa di Fiumana

piscina in villa romana

Si chiude oggi venerdì 24 luglio nel tardo pomeriggio, con la ormai consueta presentazione dei risultati al pubblico sul sito archeologico, la quinta campagna di scavi della villa romana di Fiumana condotta dall’Università di Parma con una equipe composta da studenti e archeologi sotto la direzione del professor Riccardo Villicich, d’intesa con il Comune di Predappio e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

Con il professor Villicich riepiloghiamo le nuove sorprese che ha riservato quest’anno la ricerca archeologica condotta in un’area di straordinario interesse nella quale si trovano strutture residenziali, produttive e termali che vanno dall’età augustea al tardo antico. Infatti dopo gli scavi degli anni 60 del Novecento che avevano riportato in luce parti produttive di una villa urbano-rustica del periodo augusteo, le campagne di ricerca condotte dal 2022 in poi hanno fatto emergere i resti di una grande villa a padiglioni databile in età tardo antica, probabilmente al V secolo, e un’area termale che risulta essere una stratificazione composta da strutture costruite in quattro epoche diverse: età repubblicana, età aurea dell’impero romano, III secolo d.C. e, infine, V secolo.

Indubbiamente quest’anno le sorprese sono state più di una – sottolinea il professor Villicich – perché, in primo luogo perchè abbiamo riportato in luce strutture di una imponente piscina di età alto imperiale con un lato di 13 metri di lunghezza e 2 metri di profondità”.

È possibile che si trovasse al centro di un giardino circondato da un portico che poteva essere il collegamento con l’area termale scavata l’anno scorso. “Ci siamo resi conto – precisa Villicich – che questa grande piscina è stata costruita su precedenti strutture romane probabilmente di età augustea e pensiamo che alcuni elementi decorativi e di arredo rinvenuti sia nella campagna di scavo degli anni 60 sia in quelle recenti da noi condotte abbellissero proprio l’area dove si trovava questa grande vasca natatoria interamente pavimentata in cocciopesto”.

Secondo il direttore dello scavo, l’aspetto della villa nella quale era inserita la piscina era quella di un complesso a terrazze: nella parte più a monte, l’area produttiva, in quella mediana la parte residenziale e, più in basso, le terme. Nel V secolo arrivò la radicale ristrutturazione: “Infatti – spiega Villicich – in età tardo antica sulla piscina venne costruito un possente muro che abbiamo in queste settimane riportato alla luce e che costituiva il fronte di ingresso di un nuovo grande padiglione del quale non avevamo ipotizzato l’esistenza e che è ancora tutto da esplorare”.

Durante lo scavo è stato analizzato il numeroso materiale di riempimento della piscina costituito da pezzi di ceramiche, materiali edili, ossa di animali e addirittura numerose conchiglie di ostriche. Tra i ritrovamenti di quest’anno moltissime monete con l’effigie di Valentiniano III che, assieme al resto dei materiali recuperati, permettono ormai con certezza di datare la villa tardo antica al periodo di governo di Galla Placidia e di suo figlio.

Un’altra sorpresa è stato il ritrovamento di un contorniato con la testa di Nerone, sempre del V secolo, una sorta di moneta di dimensione superiori a quelle della monetazione corrente, che aveva funzione celebrativa e che era anche usata come tessera per l’accesso a spettacoli o giochi circensi. Ultimo ritrovamento importante nell’area del padiglione costruito sulla piscina è quello della chiesa a tre navate absidate edificata probabilmente tra l’VIII e il IX secolo, quando la villa tardo antica era già in abbandono, in parte crollata e spogliata.

Accanto alla chiesa, una piccola necropoli con tombe in prevalenza di bambini, almeno 10. A questo punto è opportuno chiedersi quali prospettive ci sono per questa area archeologica a chiusura di questa quinta campagna.

Avendo acquisito il Comune di Predappio in proprietà una parte dell’area qualche ipotesi si può formulare -conclude Villicich – perché a questo punto alcune porzioni delle strutture riportate in luce potrebbero non essere di nuovo riseppellite ma lasciate scoperte con le opportune protezioni, quasi un anticipo di musealizzazione”.

Paolo Poponessi

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