Ho letto il pistolotto di Vincenzo Bongiorno, vicesindaco e assessore in prova alla cultura del Comune di Forlì, sul grave, drammatico e sempre più ineludibile tema del suicidio assistito ovvero l’atto estremo del paziente di darsi la morte, auto-somministrandosi un farmaco letale, fornitogli dal supporto di un medico. Tutt’altra cosa, invece, fra l’altro reato in Italia, è l’eutanasia con un medico o altra persona, somministrante un farmaco letale al paziente.
Parole quelle di Bongiorno che, al riguardo, manifestano contrarietà solo con trite, vaghe argomentazioni, più moraleggianti ed eticheggianti che di profonda considerazione morale ed etica. Questo suo pronunciamento, fra l’altro, pochi giorni dopo l’approvazione della legge sul suicidio medicalmente assistito, licenziata lo scorso 23 luglio dal Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna con il voto favorevole del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle: sfavorevole, seppur con diverse motivazioni il centrodestra.
Quello di Bongiorno si rivela un intervento di misera propaganda, avversa ad una problematica che, invece, trasversalmente interessa tanti sfortunati cittadini e per questo coinvolge responsabilmente tutti i partiti, da destra a sinistra. Bongiorno si arroga il diritto di parlare a nome del centrodestra, audacemente e presuntuosamente convinto che la sua opposizione al suicidio assistito sia pienamente espressiva di una perfetta coincidenza politica al riguardo tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega.
Non è stato e non è così. Basta ripercorrere il dibattito in Consiglio Regionale per convincersi come la compattezza del no del centrodestra non sia stata così granitica, ma con alcuni distinguo e l’unanime voto contrario sia stato esclusivamente assicurato dalla solita, aprioristica, logica oppositiva. A bella posta, poi, Bongiorno sorvola e tace sul fatto che, prima, la Regione Toscana e, ora, la Regione Emilia-Romagna abbiano deliberato sul suicidio assistito, applicando apposita sentenza del 22 novembre 2019, n. 242, della Corte costituzionale, massimo organo garante della conformità alla Costituzione delle nostre leggi statali e regionali.
Infatti, sollecitata da una problematica sociale, rappresentativa della drammatica condizione di alcuni cittadini, vittime di atroce sofferenza fisica per malattia, la Corte costituzionale, pure nel rispetto del comma 2 dell’art. 32 della Costituzione sull’obbligatorietà del trattamento sanitario e il rispetto della persona umana, ha sentenziato circa la possibilità del suicidio assistito del paziente che si trovi nelle condizioni di quattro requisiti imprescindibili: irreversibilità della grave patologia in corso; persistenza di sofferenze fisiche intollerabili; dipendenza inevitabile del paziente da trattamenti di sostegno vitale; infine, capacità del paziente di decidere liberamente e consapevolmente, dunque fuori da condizionante patologia psichiatrica.
A bella posta Bongiorno glissa sul fatto come sul tema del suicidio assistito Toscana ed Emilia-Romagna abbiano legittimamente colmato il vuoto legislativo del Parlamento e anticipato analoga, possibile iniziativa delle altre regioni, le 13 governate dal centrodestra e le restanti 4 amministrate dal centrosinistra. In taluni casi, un provvedimento difficile, pesante, ma necessario sul fine vita assistito non si può affatto escludere, tanto più per contrapposizioni ideologiche e politiche: la sofferenza estrema e senza speranza del paziente non ha colore politico e non può condizionarsi col rigore di precetti religiosi, soprattutto in una società sempre più secolarizzata.
In modo grossolano e sempre a bella posta Bongiorno parla di civiltà, negando che la recente legge regionale dell’Emilia-Romagna sul suicidio assistito sia “un passo di civiltà”. Concezione davvero passatista, reazionaria del concetto di civiltà! Se giustamente civiltà deve intendersi il complesso della vita sociale con la cultura e le norme che la regolano nel suo divenire storico, quindi nella sua proiezione futura, allora Bongiorno, ancora di più come amministratore pubblico, risulta solo ostinato testimone del passato, incapace di intendere appieno il presente per il prossimo futuro, comprese le scelte più ardue del cittadino, come il suicidio assistito.
Pur con qualche contraddizione, sono credente cattolico, consapevole del grande dono della vita, ma alieno dal pensiero di gettare la croce addosso a chi consapevolmente decide di chiudere con una sofferenza inaudita, in attesa della morte; inoltre, ho pure assistito al terribile tormento senza scampo, appena lenito da inutili cure palliative, di mia moglie Fulvia: per questi motivi sono incline alla comprensione religiosa, mai all’assolutismo religioso, così dogmatico ed ostile a quel libero arbitrio della persona a scegliere, già riconosciuto da Sant’ Agostino e tanta dottrina cattolica. Il tema del suicidio assistito, pur attraverso il dovuto confronto e dibattito, merita una soluzione che accolga tutte le sensibilità, medi tra le diverse posizioni e risponda ad un’attesa legittima dei cittadini.
Diversamente si pratica soltanto logora fuffa di propaganda politica, magari nobilitata da un maldestro richiamo di dichiarazioni di Theo Boer, docente olandese di bioetica all’Università Teologica Protestante di Utrecht e, guarda caso, sostenitore della legge sul suicidio assistito e sull’eutanasia, dal 2002 pratiche entrambe legali in Olanda. Il vicesindaco e assessore in prova alla cultura Bongiorno fa credere nel suo intervento che, oggi, il professor Boer sia divenuto critico nei confronti del suicidio assistito in Olanda, ravvisandone un ricorso eccessivo e crescente.
Non è affatto così. In realtà, in diversi articoli, ad esempio sul francese Le Monde del 4 dicembre ’22 o sugli italiani la Repubblica del 19 novembre ’21 e Tempi del 19 aprile ’23, Theo Boer è critico soltanto riguardo all’eccessivo ricorso olandese all’eutanasia, quindi al fine vita del paziente ad opera di un medico, non riguardo al suicidio assistito, unica pratica ammessa in Italia. Perché confondere le acque? Perché manipolare le informazioni? Perché questa eutanasia della verità?
Franco D’Emilio