Provincia FC: previste nel trimestre febbraio-aprile più di 12.000 assunzioni

offerte di lavoro

La Camera di commercio della Romagna diffonde le previsioni occupazionali per il trimestre febbraio-aprile 2026: sono 23.290 gli ingressi programmati dalle imprese delle province di Forlì-Cesena e Rimini. Dalle analisi occupazionali diffuse dalla Camera di commercio della Romagna, gli ingressi previsti (entrate per assunzioni a tempo indeterminato e determinato e per attivazioni di forme di lavoro flessibile) nelle province di Forlì-Cesena e Rimini, per il trimestre febbraio-aprile 2026 sono 23.290.

Gli ingressi previsti nel mese di febbraio sono complessivamente 6.000, di cui 3.460 a Forlì-Cesena e 2.540 a Rimini. Il dato rappresenta il 16.9% del dato regionale (35.600 entrate programmate) corrispondente a sua volta all’8.4% degli ingressi previsti in Italia (424.000).

Le previsioni occupazionali provinciali diffuse dalla Camera di commercio della Romagna sono elaborate dalle analisi di Excelsior Informa, il Bollettino mensile con orizzonte trimestrale sui fabbisogni occupazionali delle imprese industriali e dei servizi, realizzato da Unioncamere, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalle Camere di commercio italiane.

In provincia di Forlì-Cesena, gli ingressi previsti (entrate per assunzioni a tempo indeterminato e determinato e per attivazioni di forme di lavoro flessibile) per il trimestre febbraio-aprile 2026, sono 12.070.
Per il mese di febbraio le entrate previste sono 3.460 e i cinque principali settori di attività, in valore assoluto, risultano il commercio con 580 ingressi previsti, i servizi di alloggio/ristorazione/turismo 450, i servizi alle persone con 320, le costruzioni con 310 e le industrie alimentari, delle bevande e del tabacco con 230.

Le entrate previste si concentrano per il 55% nel settore servizi, che comprende commercio, alloggio e ristorazione, servizi alle imprese e alle persone e nel 55% dei casi, in imprese con meno di 50 dipendenti (micro e piccole). Preponderante l’impiego dei contratti a tempo determinato, in misura pari all’81%. Una quota pari al 22% delle assunzioni previste riguarderà giovani con meno di 30 anni, mentre il 33% delle imprese prevede di assumere personale immigrato. Nel 61% delle entrate viene richiesta esperienza professionale specifica o nello stesso settore, ma in 47 casi su 100 si prevedono difficoltà a trovare i profili desiderati da parte delle imprese.

Focus Turismo

Il comparto ricettività-ristorazione-intermediazione conta circa 412.000 imprese e 2,2 milioni di addetti (Registro Imprese 2024), con prevalenza di lavoro dipendente (circa 81%). La base delle imprese del settore turistico è fortemente frammentata: 89% delle imprese entro i 9 addetti mentre solo circa lo 0,5% oltre i 50. Sul lato dell’offerta, la capacità ricettiva complessiva conta circa 5,5 milioni di posti letto in Italia, con una prevalenza dell’extra-alberghiero (circa 59%), e registra un rafforzamento dei modelli gestiti in forma imprenditoriale (affitti brevi/alloggi in affitto in forte espansione). Ne deriva che la competitività si gioca sempre più sulla capacità di governare stagionalità, picchi e standard, attraverso organizzazione, competenze e processi lungo la filiera.

Secondo i dati dell’Indagine Excelsior, nel 2025 il turismo si conferma uno dei principali motori dell’occupazione in Italia: le imprese del comparto programmano circa 1,17 milioni di entrate, storicamente elevati. La propensione ad assumere rimane strutturalmente più alta rispetto alla media dei settori, soprattutto tra micro e piccole imprese, che rappresentano il canale privilegiato di accesso al lavoro nei territori a maggiore vocazione turistica.

La domanda di lavoro è concentrata quasi interamente in alloggio e ristorazione, con la ristorazione che svolge il ruolo di principale “motore quantitativo” del comparto, mentre agenzie di viaggio e servizi di prenotazione presidiano funzioni più specialistiche di progettazione dell’offerta e gestione dei flussi. Sul piano contrattuale, il settore continua a poggiarsi in misura prevalente su forme di lavoro non stabili: i contratti a termine e il lavoro a chiamata coprono la gran parte delle entrate dipendenti, mentre le entrate verso contratti stabili restano sensibilmente inferiori alla media dell’economia. La stagionalità è la motivazione dominante del ricorso alla flessibilità, soprattutto nell’alloggio e nelle destinazioni marittime e montane, con effetti diretti sulla continuità occupazionale e sulla possibilità di costruire percorsi professionali di medio periodo.

La difficoltà di reperimento rimane un tratto strutturale del quadro occupazionale: circa un’entrata su due nel turismo è considerata difficile da coprire, con valori superiori alla media dei settori e punte più elevate nella ristorazione, nel turismo montano e nelle aree a forte vocazione culturale e paesaggistica. Le imprese segnalano in primo luogo la scarsità di candidature più che l’inadeguatezza dei profili, a indicare un problema di attrattività complessiva del lavoro nel comparto: non manca solo la competenza, ma la disponibilità delle persone a lavorare nel settore.

Il turismo conferma il proprio ruolo di canale privilegiato per giovani e donne: gli under 29 rappresentano una quota delle entrate nettamente superiore alla media dei settori e la partecipazione femminile si colloca su livelli più alti rispetto al resto dell’economia. La domanda di istruzione si concentra sui livelli intermedi, con un forte ricorso a qualifiche e diplomi professionali e una richiesta selettiva, ma riconoscibile, di titoli terziari nelle agenzie di viaggio, nelle funzioni gestionali e nei servizi tecnico-culturali.

Le competenze richieste delineano un sistema che combina una base ampia di mansioni standardizzate con una domanda elevata di capacità relazionali, linguistiche e interculturali, più intensa che nel resto dell’economia. Le competenze digitali avanzano ma restano meno diffuse rispetto al complesso dei settori, mentre le competenze green mostrano incidenze superiori alla media e coinvolgono tanto i ruoli tecnici quanto le figure di front office.

Il divario tra domanda e offerta di lavoro nel turismo rende necessario rafforzare le leve che incidono sull’attrattività del settore: qualità delle condizioni contrattuali, organizzazione del lavoro, prospettive di carriera e investimenti più continui in formazione. Il raccordo tra imprese, istituzioni e sistemi formativi può contribuire a trasformare la flessibilità da esigenza legata alla sola stagionalità a componente di un modello più sostenibile, in cui competitività, qualità del lavoro e transizioni digitale e green si sostengano reciprocamente, consolidando il ruolo del turismo come asset strategico per lo sviluppo del Paese. Sul fronte estero la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia è 54,2 miliardi di euro contro 33,0 miliardi di euro degli italiani all’estero, con un surplus della bilancia turistica pari a 21,2 miliardi di euro (circa 1% PIL, Banca d’Italia 2024); i dati provvisori 2025 (gennaio-settembre) confermano un avanzo in crescita (19,6 miliardi di euro, +7,0% rispetto allo stesso periodo 2024).

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