Sulla strage del 28 maggio 1974 in Piazza della Loggia a Brescia, come su altri eventi terroristici attribuiti ad una matrice neofascista, ancora resta da conoscere e scrivere la piena verità, nonostante anni di indagini e attività processuale. Quel giorno, una bomba, appositamente celata in un cestino dei rifiuti, fu fatta esplodere alle ore 10, mentre nella piazza bresciana si svolgeva una manifestazione contro la strategia della tensione di stampo neofascista: tragico l’immediato bilancio con la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue.
Adesso, sulla scena processuale, tuttora aperta, entra l’avvocato forlivese Francesco Minutillo, nominato difensore da un nuovo soggetto, ora coinvolto nella lunghissima vicenda giudiziaria. Dal 1974 ad oggi ben quattro le istruttorie giudiziarie verso risultati processuali con un’alternanza, anche contradditoria, di condanne e assoluzioni: istruttorie tutte segnate dalla crescente ipotesi del coinvolgimento di parte dei nostri servizi segreti, di alcuni apparati dello stato e di talune organizzazioni della destra estremista. Tanti, poi, i depistaggi a complicare e rallentare la ricerca della verità.
Altrettanti i colpi di scena, spesso tanto teatrali, con la pretesa di riscrivere la vicenda della strage di Brescia, anche con qualche nuovo protagonista, magari tirato in ballo senza l’evidenza provata, riscontrata della sua partecipazione al terribile evento. È il caso del nome di Paolo Marchetti, emerso durante l’udienza dello scorso 12 gennaio ad opera dell’ex collaboratore di giustizia Giampaolo Stimamiglio, nell’ambito del procedimento a carico di Delfo Zorzi, ex esponente di rilievo di Ordine Nuovo, organizzazione dell’estrema destra italiana.
Secondo Stimamiglio Paolo Marchetti sarebbe il possibile esecutore materiale della strage in Piazza della Loggia, collocando, proprio lui, la bomba nel cestino dei rifiuti. Dopo oltre 50 anni il nome di un presunto colpevole emerge dal nulla. Ancora di più incredibile che, dopo mezzo secolo dalla strage e dopo diversi processi d’esito alterno, il teste Stimamiglio chiami in causa una persona, quale esecutrice materiale di un delitto, solo sulla base di informazioni apprese da terzi, guarda caso oggi deceduti, e sulla base di sue conclusioni, formulate a seguito di fragili ragionamenti per esclusione.
Paolo Marchetti, ascoltato nella successiva udienza dello scorso 27 gennaio in video collegamento dal Tribunale di Viterbo e assistito da un avvocato d’ufficio, ha già ampiamente rigettato le affermazioni del teste, a lui avverso, evidenziandone l’inconsistenza e, di conseguenza, suscitando dubbi circa la sua attendibilità. Comunque, lo stesso Marchetti, al fine della migliore tutela della propria persona chiamata in causa, ha nominato l’avvocato Francesco Minutillo del Foro di Forlì quale suo difensore, a seguito dei fatti contro di lui emersi davanti alla Corte d’Assise di Brescia, relativamente alla strage del 1974 in quella città.
Nomina tempestivamente presentata in data 24 aprile scorso presso la competente Procura della Repubblica. Ancora un impegno che conferma il credito, lo spessore della vasta attività dell’avvocato forlivese su tutto il territorio nazionale; ancora di più, nello specifico, la coerente battaglia di Minutillo nella difesa dei militanti di destra, accusati di violazione delle leggi Scelba e Mancino o in modo discutibile, come nel caso di Paolo Marchetti, trascinati con nessuna obiettività probatoria entro una vicenda giudiziaria, così tragica come la strage di Brescia.
Impegno e coerenza, spesso difficili ed onerosi, ma mai incrinatisi, neppure per pretestuose accuse lessicali ad opera dei cultori del politically correct. Impegno e coerenza sempre supportati da quel solido bagaglio culturale che sempre l’avvocato Minutillo ha dimostrato sia come eccellente promotore con lo scrivente di valide mostre storico-documentarie sia come coraggioso saggista, autore del best seller Anche i fascisti hanno diritti.
Sulla strage di Brescia, in particolare a difesa del suo assistito Paolo Marchetti l’avvocato Minutillo è risoluto sulla linea del suo mandato di difensore: ribadire con assoluta fermezza che la ricerca della verità sulla strage di Piazza della Loggia non può e non deve essere piegata all’esigenza di individuare comunque un responsabile, ma deve rimanere ancorata ai principi fondamentali del processo penale: legalità della prova, verificabilità delle fonti e pieno contradditorio delle parti. Sic et simpiliciter, buon lavoro!
Franco D’Emilio