Adesso, per la cultura forlivese sembra davvero sempre più urgente, inevitabile un estremo tentativo di decollo, perlomeno una prova di volo, considerato quanto scarsamente essa sia stata finora capace di restare con i piedi per terra. Innanzitutto, repetita iuvant, diversi i cantieri senza mai la tanto sospirata fine lavori d’intervento su alcuni edifici storici; poi, la biblioteca civica smembrata e dispersa, in attesa del restauro della sua sede, obiettivo sinora nemmeno intravisto col binocolo.
Ancora, l’offesa vandalica all’unitarietà delle collezioni artistiche di Palazzo Romagnoli; eppoi, l’improvvisa e diversa destinazione d’uso finale di nuovi restauri, primo su tutti quello dell’Asilo Santarelli, dall’ottobre 2024 costretto a forzata “soluzione tampone, tappabuchi”, ospitando i fondi della Biblioteca Roberto Ruffilli, nell’attesa che si completi, campa cavallo, la ristrutturazione della sua sede, il padiglione Pallareti dell’ex Ospedale Morgagni.
Nondimeno agghiacciante la navigazione a vista sulla collocazione degli archivi comunali, sia per la tanta faciloneria di ritenere scontatamente ottimale sul piano strutturale l’allocazione nell’ex complesso di Santa Maria della Ripa, aspetto sul quale tornerò presto nei dettagli, sia per la tanta leggerezza nel confidare sui poco più 12 milioni d’euro di finanziamento, sinora disponibili solo sulla carta, oltre che sulle parole, non so quanto rassicuranti, affidabili, di ben due ministri della cultura, Gennaro Sangiuliano e, poi, Alessandro Giuli, succedutisi a conseguenza di note, piccanti vicende del primo dei due.
Infine, ciliegina sulla torta, decorativa del sempre più flaccido “millefoglie” culturale forlivese, il crollo a carte quarantotto dei Sentieri della Bellezza per la candidatura di Forlì a capitale della cultura 2028: progetto bocciato per la sua inavvedutezza a guardare molto lontano, insomma solo al futuribile, dimenticando la pochezza del presente; inavvedutezza ancora adesso a stento mascherata dallo sfarzo e dalla teatralità della mostra “Barocco. Il Gran Teatro delle idee”, in corso al museo cittadino del San Domenico.
Nella difficoltà di stare coi piedi per terra, alla cultura forlivese non resta, allora, che tentare un colpo di reni, quasi inarcandosi in un disperato battito d’ali, sperando che possa addirittura giovarle la testa tra le nuvole, solitamente sinonimo di condizione distratta e sognatrice. Ora più che mai, nella logica di distrarre l’attenzione dei cittadini dagli scarni risultati a terra della politica culturale dell’attuale giunta di centrodestra, ammesso che quest’ultima sia stata mai capace di esprimerne una, non resta che volare via nel mito di Icaro, costi quel che costi, pur nella consapevolezza di avere fragili, posticce ali di cera. Da qui l’idea del Museo del Volo nell’ex Collegio Aeronautico, già sede dei preziosi mosaici, dedicati alla storia del volo.
Ma tra il dire e il fare, in questo caso volare, c’è di mezzo il vuoto dell’indisponibilità di un apposito progetto museale, articolato in tematiche, sezioni e finalità didattiche: per questo si procede alla carlona, per ora soltanto con annunci, con grancassa dei politici locali e con finanziamenti, circa 1,3 milioni di euro, promessi e, al momento, appuntati sulla lista della spesa. Intanto, aspettando il Museo del Volo che verrà, cosa davvero originale per rompere l’attesa e nel frattempo stimolare il riflesso culturale pavloviano dei forlivesi, perché non replicare le solite, trite visite guidate alla riscoperta dei mosaici del volo, sempre nell’ex Collegio Aeronautico e sempre con gli stessi, onnipresenti sapientini locali, immarcescibili guide ai tesori della città?
Una cosa, però, voglio dire, discordando dalla posizione cerchiobottista e pressapochista dell’assessore alla cultura Bongiorno: i celebri mosaici del volo sono testimonianza oggettiva di un periodo storico, che quindi va letta, considerata e interpretata alla luce della sua genesi, non nella trasposizione in un prevalente, odierno giudizio di metro antifascista. I Mosaici del Volo sono espressione dell’era fascista per esaltare le aspirazioni aviatorie, dunque vanno guardati con l’occhio della storia, certi che la loro considerazione obiettiva non comprometta, checché ne dica l’equilibrista assessore Bongiorno, l’eventuale adesione personale ai valori della resistenza e della Costituzione.
Con il futuribile, ma chissà se davvero futuro Museo del Volo auguro all’assessore Bongiorno di volare veramente alto, più di quanto sia riuscito a correre, terra terra, sulla distanzuccia del “miglio bianco”, così disidentitario della nostra Forlì, diversamente confermerebbe soltanto di sentirsi aquila in alto volo nelle penne, però, di modesto pennuto, solo svolazzante senza decollo dal proprio pollaio.
Franco D’Emilio