«I femminicidi esistono»: al Centro per la Pace

violenza sulle donne

Dare il giusto nome alle cose è il primo, fondamentale passo per comprendere la realtà e per contrastare le storture che la attraversano. Con questo spirito il Centro per la Pace di Forlì, situato in Via Andrelini 59, si appresta a ospitare un appuntamento di profonda riflessione e impegno civile.

Mercoledì 1 luglio, a partire dalle ore 19,00, gli spazi del centro faranno da cornice all’evento intitolato “I femminicidi esistono! Voci che resistono – Parole che attraversano il silenzio”. Si tratterà di una serata di poesia, testimonianza diretta e partecipazione attiva, interamente aperta alla cittadinanza, concepita per rompere l’isolamento culturale che troppo spesso circonda il dramma della violenza di genere.

L’iniziativa si colloca in un momento storico particolarmente complesso e delicato. Nonostante la costante attenzione da parte dei mezzi di informazione e il quotidiano, capillare lavoro sul territorio da parte di associazioni, movimenti femministi e centri antiviolenza, il fenomeno della violenza maschile contro le donne continua infatti a essere al centro di inaspettate minimizzazioni e accese polemiche ideologiche.

Negli ultimi anni, il dibattito pubblico italiano ha registrato prese di posizione e dichiarazioni da parte di esponenti politici e opinionisti tese a mettere in discussione l’adozione stessa del termine “femminicidio”. Secondo tali letture, questi episodi andrebbero derubricati a semplici omicidi, privi di una specificità propria.

Si tratta tuttavia di una narrazione che rischia di oscurare la dimensione profondamente strutturale e culturale della violenza di genere. Sostenere che i femminicidi esistono, come recita programmaticamente il titolo dell’incontro di Forlì, non significa affatto attribuire un valore differenziato alla vita umana a seconda del sesso della vittima.

Significa, al contrario, prendere atto di una realtà scientificamente documentata da decenni di studi statistici, analisi sociali e ricerche sociologiche: molte donne vengono uccise precisamente in quanto donne, all’interno di dinamiche relazionali affettive o familiari segnate da dinamiche di controllo, gelosia ossessiva, rifiuto dell’autonomia femminile o incapacità patologica di esprimere il rispetto per la fine di un rapporto.

Proprio per questa ragione, la scelta di un titolo così netto e assertivo rappresenta una presa di posizione trasparente e necessaria. Non si tratta di uno slogan urlato contro qualcuno, bensì dell’affermazione rigorosa di una realtà che continua a interrogare la coscienza della società italiana e delle istituzioni internazionali. L’evento intende proporre un percorso di consapevolezza collettiva utilizzando i linguaggi universali della poesia e della cultura, partendo dal presupposto che l’espressione artistica possieda la forza intrinseca di generare empatia, comprensione e senso di responsabilità condivisa.

Il programma della serata prevede un momento iniziale di reading curato da Filippo Amadei, Matteo Zattoni e Mirella Paoletti, i quali apriranno l’incontro proponendo una selezione accurata di testi letterari e riflessioni tematiche. Successivamente, la manifestazione lascerà spazio al coinvolgimento diretto del pubblico: il microfono sarà aperto a chiunque tra i presenti desideri condividere ad alta voce una poesia, un brano d’autore, una testimonianza personale o un breve pensiero scritto.

Al centro del dibattito forlivese vi sarà anche una seria disamina sul ruolo cardine che il linguaggio esercita nella strutturazione dell’immaginario collettivo e dell’opinione pubblica. Troppo frequentemente, infatti, le cronache giornalistiche tendono a ridurre i casi di femminicidio a espressioni quali “raptus momentanei”, “tragedie della gelosia” o “gesti di disperazione”. Formule che, secondo gli organizzatori, hanno il pericoloso effetto di nascondere i meccanismi culturali e i retaggi patriarcali che alimentano le discriminazioni. Decostruire queste formule linguistiche significa, di conseguenza, gettare le basi per una reale cultura della pace, del rispetto reciproco e della piena autodeterminazione.

L’appuntamento è inserito nell’ambito del progetto Erasmus Small Scale “InclusiVoice” e della collegata campagna europea “EUnited for Equality”. L’iniziativa gode del sostegno finanziario dell’Unione Europea e dell’Agenzia Italiana per la Gioventù, inserendosi in un più ampio quadro di interventi volti alla promozione dei diritti umani, alla partecipazione attiva delle nuove generazioni e alla costruzione della cittadinanza. Di fronte a una cronaca stringente e a dispute terminologiche che rischiano di paralizzare l’azione sociale, l’invito del Centro per la Pace di Forlì è quello di riunirsi per ascoltare e, soprattutto, per prendere la parola. Perché se il silenzio finisce inevitabilmente per proteggere e perpetuare la violenza, solo la cultura può concretamente contribuire a disarmarla.

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