Quando la fotografia si dissolve nei suoi travestimenti: lo sguardo di Silvia Camporesi

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In un’epoca dominata da un flusso ininterrotto di stimoli visivi, interrogarsi sulla reale natura dello sguardo non è più solo un esercizio teorico, ma una stringente necessità culturale. Di questo e dell’apparente dissolvimento della fotografia nei suoi stessi infiniti travestimenti si parlerà mercoledì 1° luglio, alle ore 20,45, all’Arena Hesperia di Meldola.

L’incontro culturale vedrà come protagonista la celebre artista e fotografa Silvia Camporesi, che tornerà nei luoghi della sua giovinezza per presentare l’ultima fatica editoriale intitolata “Una foto è una foto è una foto”, data alle stampe da Einaudi nel 2025. A stimolare il dibattito e a dialogare con l’autrice sarà Laura Turci, in un appuntamento aperto alla cittadinanza e agli appassionati di arti visive.

Il volume si configura come una profonda, lucida e tempestiva disamina sul ruolo e sulla pervasività delle immagini nel tessuto sociale e antropologico contemporaneo. In un mondo in cui lo scatto fotografico sembra essersi democratizzato fino a perdere, talvolta, i propri confini originari, l’autrice conduce il lettore in un viaggio concettuale volto a decifrare il linguaggio visivo moderno.

Nata a Forlì nel 1973 ma profondamente legata a Meldola, dove ha trascorso gli anni formativi della giovinezza, Silvia Camporesi unisce a un’indubbia maestria tecnica una solida formazione intellettuale, suggellata da una laurea in filosofia. Una formazione, quest’ultima, che emerge con chiarezza nella sua capacità di analizzare la fotografia non solo come documento o puro fatto estetico, ma come vero e proprio manufatto filosofico.

La presenza dell’artista a Meldola rappresenta un’occasione unica per ripercorrere una carriera di altissimo profilo, avviata stabilmente nell’anno 2000. Da oltre un quarto di secolo, infatti, Silvia Camporesi alterna la ricerca artistica personale all’insegnamento e alla divulgazione, curando corsi e conferenze in università, accademie e associazioni sia sul territorio nazionale sia all’estero, oltre a firmare collaborazioni di rilievo con testate di settore come Artribune e istituzioni storiche quali la Scuola Holden di Torino.

Il suo percorso è scandito da prestigiose committenze pubbliche di livello nazionale, tra le quali spiccano i progetti “Italia in attesa” (2020) per la Direzione Generale Creatività Contemporanea, “Atlante Sapienza” (2022) e “Cantiere d’autore” (2024) per il museo MAXXI di Roma, nonché “Altri sguardi” (2022) per la Direzione Generale Musei e “Architetture inabitabili” (2023) per l’Istituto Luce.

Un’attività tanto feconda ha trovato ampi riscontri critici, culminati nel conferimento di importanti riconoscimenti istituzionali, tra cui il Premio PAC (Piano Arte Contemporanea) nel 2024, il premio Strategia Fotografia nel 2023, La Nuova Scelta Italiana nel 2022 e Cantica21 nel 2021. Le sue opere e le sue installazioni visive sono oggi entrate a far parte in pianta stabile di alcune delle collezioni pubbliche e private più prestigiose del Paese, tra cui si annoverano la Collezione Farnesina, il Mart di Rovereto, il Mac di Lissone, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Gnamc) di Roma e lo stesso Maxxi.

All’attività espositiva l’autrice ha da sempre affiancato una rigorosa produzione editoriale, pubblicando monografie con storiche case editrici del calibro di Skira, Corraini, Trolley Books, Postcart e Sagep, senza dimenticare il volume “Doppio sguardo” (Contrasto Books, 2019), preziosa raccolta di interviste ai maggiori interpreti della fotografia contemporanea.

Il legame profondo e mai interrotto con la propria terra d’origine si è d’altronde manifestato con drammatica e generosa urgenza anche in tempi recenti. All’indomani della catastrofica alluvione che ha colpito la Romagna nel maggio 2023, la fotografa ha infatti messo la propria arte al servizio della memoria del territorio attraverso due significativi percorsi espositivi.

Da un lato, il progetto “Sommersi salvati” ha documentato con occhio partecipe e rigoroso lo sforzo corale e instancabile dei tantissimi volontari impegnati nel faticoso recupero di libri, preziosi archivi storici e opere d’arte altrimenti destinate a scomparire sotto il fango. Dall’altro, la mostra “Romagna sfigurata” si è spinta verso le colline, esplorando la dimensione più intima, geologica e devastante della catastrofe, segnata dalle ferite profonde delle frane che hanno ridisegnato il paesaggio.

L’incontro di mercoledì sera all’Arena Hesperia offrirà dunque una preziosa opportunità non solo per riflettere sul destino della fotografia, ma per ascoltare da vicino una voce artistica che ha saputo restituire dignità visiva alle fragilità e alle bellezze della sua terra.

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