L’ondata di calore che sta investendo il territorio romagnolo accende nuovamente il dibattito politico a Forlì, trasformando l’emergenza climatica in un terreno di scontro frontale sulle politiche infrastrutturali del Comune. Al centro delle critiche del gruppo consiliare del Partito Democratico vi è la gestione degli edifici scolastici, in particolare i nidi e le scuole dell’infanzia, giudicati ormai non più idonei a fronteggiare le temperature estreme che caratterizzano la stagione estiva.
Secondo l’opposizione dem, l’andamento climatico di questo mese di giugno non rappresenta affatto un’anomalia isolata, bensì la dolorosa conferma di un trend consolidato da anni. Una realtà tangibile che impatta direttamente sulla salute e sulle abitudini quotidiane dei cittadini. Le temperature registrate, sensibilmente superiori alle medie stagionali sia nelle ore diurne che in quelle notturne, stanno determinando pesanti disagi alla popolazione, con particolare incidenza sulle fasce sociali più vulnerabili e fragili.
«La situazione più allarmante si concentra all’interno dei plessi scolastici comunali. Se per la maggior parte degli studenti le lezioni si sono concluse a metà mese, per i bambini della fascia 0-6 anni le attività educative e i servizi di prolungamento estivo si protraggono fino a fine giugno e, in molti casi, fin quasi alla fine di luglio. Settimane in cui i piccoli alunni, insieme al personale docente e agli operatori scolastici, si trovano a convivere con un microclima interno insostenibile, all’interno di volumetrie edilizie concepite in epoche storiche distanti dalle attuali configurazioni meteorologiche» è l’analisi critica del Pd.
La polemica del Partito Democratico si sposta quindi sulla natura delle risposte fornite finora dall’amministrazione locale. I dem sottolineano come le parziali ristrutturazioni agevolate dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) abbiano interessato soltanto una porzione ridotta del patrimonio immobiliare scolastico. Di conseguenza, il ricorso sistematico a palliativi temporanei – come ventilatori a soffitto o condizionatori portatili – viene giudicato del tutto insufficiente a risolvere un problema che si ripresenta puntuale e aggravato già a partire dal mese di maggio.
L’appello finale lanciato alla giunta chiede una radicale inversione di rotta: superare la logica dell’emergenza per pianificare una strategia di medio e lungo termine. La richiesta formale è quella di mappare gli istituti del territorio e avviare, sin dai prossimi mesi, un piano pluriennale di investimenti strutturali. Un programma d’azione che, secondo il PD, «dovrebbe stabilire una scala di priorità rigorosa, intervenendo tempestivamente laddove soggiornano i bambini più piccoli e nelle strutture destinate a rimanere operative nei mesi più torridi dell’anno».