Antifascistume di pastasciutta vescovile

Vescovo di Ascoli

Adesso di mezzo anche i vescovi a fare gli antifascisti, ad assecondare l’incerta sinistra italiana, partigiana e resistenziale contro un inesistente Fascismo risorgente. Però, si sa, all’odierna e sinistra, nel senso di infausta, opposizione del “campo largo” conviene sempre evocare lo spettro fascista per riempire la piazza o, nel caso di pochi giorni fa ad Ascoli, per riempire la pancia dei compagni con tanta sugosa pastasciutta nostalgica al ragù “Ora e sempre Resistenza”, innaffiata da vino, forse non di eccelsa qualità, ma giusto per ottenebrare le menti e indurre all’invettiva “Fascisti carogne tornate nelle fogne!”.

Ad Ascoli, Comune amministrato con ampia maggioranza dal centrodestra, il vescovo, monsignor Giampiero Palmieri (sopra in foto), prima si è dichiarato contrario all’iniziativa nell’ambito della Chiesa del Cuore Immacolato di Maria, poi con inattesa retromarcia ha dato prova di clericale antifascismo, consentendo lo svolgimento della tradizionale “Pastasciutta Antifascista” sul sagrato della Chiesa di San Marcello. Ondivago e titubante, come mai dovrebbe essere un pastore di anime, tutte a prescindere dal loro colore politico, il vescovo di Ascoli ha giustificato il proprio assenso alla “maccheronica” tavolata Bella ciao per evitare che un suo secondo diniego sulla disponibilità della Parrocchia di San Marcello fosse interpretato come una presa di posizione contro il tema dell’antifascismo. 

Ohibò! Eccolo, il vescovo filo partigiano, che, addirittura, non potendo partecipare alla pastasciuttata, perché preso da impegni altrove, invia, sicuramente a mezzo staffetta partigiana in clergyman, un messaggio ai compagnucci, già in armi con forchetta e tovagliolo al collo. “Non possiamo non dirci antifascisti …. Il mondo cattolico non può non definirsi antifascista. …. La Resistenza è stata un fatto di popolo e non di parte. I concetti di Dio, Patria e famiglia lontani dalla verità storica e slegati dalla verità”. 

Alla fine, parole accolte da un grande applauso, anche se forse agevolato da gomiti ripetutamente alzati. Un lungo messaggio, ampiamente infarcito, al pari di un’oliva ascolana, tanto per restare nella gradevole gastronomia locale, di riferimenti a quanto i religiosi siano stati protagonisti dell’antifascismo, ma pure di mente cortissima riguardo a quanto la stessa chiesa sia stata sostenitrice del Fascismo e dell’Uomo della Provvidenza, traendone benefici non indifferenti. 

Poi, è mutato il vento della storia, ma non la consueta pratica cerchiobottista del clero di seguire sempre il nuovo corso degli eventi, sino, magari, ai nostri giorni davanti ad un piatto di sugosi e antifascisti strozzapreti, da sempre, già nel loro nome, nella golosità dei preti, sul sagrato della Chiesa di San Marcello di Ascoli. Buon appetito! Prendiamo atto come l’antifascismo stia inesorabilmente degradando spregevolmente verso l’antifascistume, compreso quello vescovile ad Ascoli.

Franco D’Emilio

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