La corsa alle prossime scadenze elettorali riaccende lo scontro politico in Romagna, mettendo al centro del dibattito la gestione delle risorse naturali e le strategie per il turismo. A sollevare il caso è Alessandro Ronchi, esponente dei Verdi di Forlì, che attacca frontalmente le recenti scelte del Governo e le proposte parlamentari del centrodestra, accusandoli di portare avanti una politica fatta di propaganda e spreco idrico.
Nel mirino degli ecologisti c’è innanzitutto il modello di sviluppo turistico della costa. Mentre la stampa locale rilancia i progetti per il rilancio della Riviera – a partire da Rimini – basati sulla moltiplicazione di piscine e giochi d’acqua, nell’entroterra si pianificano nuovi prelievi e invasi. Una contraddizione insanabile, secondo i Verdi, che definiscono l’operazione come una vera e propria “rapina d’acqua” sulle montagne per alimentare un “divertimentifico” sempre più impattante per l’ambiente, riproponendo modelli già falliti decenni fa.
La critica politica si concentra poi sulle dinamiche parlamentari e sulla gestione amministrativa dell’emergenza. Ronchi cita direttamente un emendamento firmato dall’onorevole Alice Buonguerrieri (Fratelli d’Italia) al decreto-legge 107 del 2020, approvato in commissione dopo una riformulazione governativa, bollandolo come un esempio di propaganda elettorale che rischia solo di complicare i procedimenti.
Sotto accusa finisce anche la tendenza dell’esecutivo alla “commissarite”. La nomina del prefetto Fabio Ciciliano a Commissario straordinario per l’emergenza idrica viene vista come una misura facciata: un singolo funzionario, dotato di uno staff estremamente ridotto, chiamato a gestire le criticità dell’intero territorio nazionale. Tra le sue mansioni figurano anche la progettazione e l’iter autorizzativo per la grande derivazione sul fiume Rabbi e per la rifunzionalizzazione del lago di Quarto.
Tuttavia, il percorso si preannuncia irto di ostacoli burocratici e tecnici. Il Commissario dovrà infatti muoversi nel rispetto dei piani di bacino, della legge sui Parchi e del Codice dei Beni Culturali. Privo delle competenze tecniche e conoscitive dirette sui contesti locali, il livello centrale sarà costretto a stringere accordi con la Provincia di Forlì-Cesena e con Romagna Acque, soggetti che già da tempo gestiscono la materia e che avevano ricevuto, un anno fa, uno stanziamento da un milione di euro proprio per la progettazione del bacino di Quarto.
Un intreccio di competenze che, secondo i Verdi, anziché accelerare le soluzioni finisce per aggrovigliare i nodi esistenti. Ma la contestazione principale resta di merito: per gli ecologisti, parlare di emergenza idrica e pianificare opere invasive in Appennino appare del tutto incoerente mentre le dighe del territorio tracimano più volte all’anno e sulla costa si autorizza un uso sregolato dell’acqua per il tempo libero.