Continua ad arricchirsi la Collezione Storica Franco Nanni di Predappio, così dal nome del cittadino predappiese, da oltre sessant’anni artefice di questa raccolta storica, documentaria e cimelistica, che, soprattutto con la sua dotazione fotografica, diverse migliaia di stampe, pure con i rispettivi negativi, costituisce in Italia uno dei più importanti patrimoni fotografici privati. Particolarmente significativa l’ampia sezione, dedicata all’era mussoliniana, illustrativa di avvenimenti e figure, ma anche di tanta quotidianità di vita durante il Ventennio nella Romagna forlivese.
Storici, italiani e stranieri, quest’ultimi soprattutto dalla Francia, dalla Germania e dagli USA, attingono sempre più al patrimonio collezionistico di Franco Nanni: questo sicuramente a conferma quanto nel 2007 sia stata provvida la decisione del Ministero alla cultura di dichiarare la stessa collezione di interesse storico nazionale, garantendole anche opportuna tutela istituzionale. Dunque, la Collezione Nanni, costantemente incrementata da nuove acquisizioni: ultima, pochi giorni fa, quella di un album di 12 stampe fotografiche, relative ai dintorni di Predappio e, in particolare, alla frazione predappiese di Dovia, pronta il 15 aprile 1923 a festeggiare il ritorno ai suoi luoghi natii di Benito Mussolini, nelle vesti di Presidente del Consiglio, perché dal 31 ottobre precedente, poco dopo la Marcia su Roma, a capo di un esecutivo di coalizione tra fascisti, liberali e popolari, nazionalisti e militari.
Mussolini era nato, infatti, il 29 luglio 1883 a Dovia, frazione a valle del Comune di Predappio, un agglomerato di case, perlopiù lungo la strada maestra, all’incirca per 60 famiglie residenti, quindi i compaesani si apprestavano ad accogliere Benito, divenuto “grande figlio”, addirittura “sua eccellenza”, come rispettivamente si legge, sfogliando i fogli dell’album. Quest’ultimo, 33×24 cm., risulta composto da 13 fogli di cartoncino nero: il primo con dedica, stampigliata in oro, al commendatore Arnaldo Mussolini, fratello minore di Benito; ciascuno degli altri 12 recante, invece, sul recto o fronte una stampa fotografica, 23×14 cm.
Tutti i 13 fogli, legati tra loro da un cordoncino in filo tricolore che li unisce pure alla coperta cartonata: quest’ultima decorata a rilievo picchiettato marrone su fondo nero e titolata Dovia ■ Predappio sulla sua facciata principale, pure segnata dall’indicazione, entro un margine rettangolare aperto, posto nell’angolo inferiore destro, della dicitura Fotografia Celli – Forlì, lo studio incaricato di realizzare l’album. Le dodici fotografie inserite paiono prefiggersi il culto delle origini mussoliniane, intese come luogo natio, focolare familiare, celebrazione della figura materna e fede nella volontà della Divina Provvidenza. È il mito delle origini che precorre il mito dell’eroe, il mito del capo unico e il mito della razza, ma che con questi stessi costituisce il punto attorno al quale gravita buona parte dell’ideologia fascista.
Cosi nell’album acquisito il luogo natio è rappresentato dagli scatti di Predappio, strada del Fosso; poi, di Rocca delle Caminate, quindi di Rocca d’Elmici; ancora della frazione di Dovia, sia in una sua visione panoramica che in sua vista da Camerone; infine, di Dovia “festante” in occasione del grande evento del 15 aprile 1923 e ritratta, diversamente addobbata, in due distinte stampe. Il focolare familiare e la figura della madre sono altresì rappresentati dalla foto della casa, oggi in via Varano Costa Nuova, mura di nascita e prima abitazione del futuro Duce; ancora, dall’immagine della successiva abitazione a Casa Varano, successivamente denominata Palazzo Varano, sede pure della scuola elementare, frequentata da Benito nei primi due anni, sotto la guida amorevole della madre, Rosa Maltoni, appunto maestra del Comune di Predappio; infine, dalla foto della tomba di mamma Rosa con l’iscrizione a memoria del suo essere stata madre e sposa esemplare, nonostante breve fu il corso della sua esistenza.
La foto dell’abside della Chiesa di S. Cassiano e quella dell’atto battesimale di Mussolini, agli atti dell’archivio parrocchiale della stessa chiesa e redatto in latino ecclesiastico o medioevale-curiale, che dir si voglia, da don Alessandro Gironi il 30 luglio 1883, quindi il giorno successivo alla nascita di Benito, richiamano l’iniziazione cristiana del grande figlio predappiese, anch’egli nel disegno di quanto disposto dalla Divina Provvidenza, cosicché l’Uomo della Rivoluzione Fascista e l’Uomo Demiurgo, capace di mutare il corso della storia, risultano solo conseguenza di un ispirato Uomo della Provvidenza. In conclusione, l’album fotografico, recentemente acquisito dalla Collezione Franco Nanni è davvero un pezzo unico sia perché, innanzitutto, nella composizione esclusivamente realizzata per Arnaldo Mussolini, sia perché perfettamente integro e, tuttora, in ottime condizioni di conservazione.
Un album, fortemente sostenuto da due predappiesi: l’allora parroco Gerolamo Malucelli e Narciso Proli, affermato imprenditore locale. Un album molto significativo che nell’insieme di sole 12 foto, seppur qualcuna non di particolare novità o originalità, tuttavia bene rappresenta le radici di chi si distaccò dal predappiese natio borgo selvaggio, di memoria leopardiana, per inseguire un sogno, un progetto, in parte realizzato, in parte naufragato o tradito per l’eccesso smisurato, sconsiderato del potere. Come ispettore onorario ai beni archivistici nella Romagna forlivese e come curatore della Collezione Franco Nanni credo che Predappio, l’Italia intera debbano tanto all’opera dell’instancabile collezionista predappiese, quasi col fiuto di un lagotto romagnolo sempre alla ricerca di nuove, preziose testimonianze della nostra memoria storica.
Franco D’Emilio