Un confine sottile, che i residenti misurano in una manciata di metri, separa gli obiettivi della transizione ecologica dal rischio concreto per la sicurezza del territorio. Nelle frazioni forlivesi di Durazzanino, Malmissole e Poggio, la nascita dei nuovi poli tecnologici per l’energia pulita si sta trasformando in un caso politico di prima grandezza. A sollevare il velo sulle preoccupazioni dei residenti è il comitato cittadino locale, che ha indirizzato un duro atto d’accusa all’Amministrazione comunale di Forlì, evidenziando le criticità di una pianificazione urbanistica giudicata pericolosa per la salute pubblica e per l’economia agricola della zona.
Al centro della contesa c’è la strettissima vicinanza, in via Oraziana a Durazzanino, tra il nuovo impianto di produzione e stoccaggio di biometano (progettato per una capacità a regime di 4,2 milioni di metri cubi all’anno) e una futura, gigantesca stazione di accumulo elettrochimico di batterie, nota in gergo tecnico come impianto BESS (Battery Energy Storage System). Due tecnologie fondamentali per la decarbonizzazione ma che, secondo l’esposto dei cittadini, rischiano di trasformarsi in un mix potenzialmente esplosivo se concentrate nella stessa, ristretta porzione di territorio. Il timore principale riguarda il cosiddetto “effetto domino”: un incidente in una delle due strutture potrebbe innescare una reazione a catena dalle conseguenze catastrofiche.
La relazione sollevata dai cittadini poggia su precisi presupposti tecnici legati alla sicurezza industriale. Da un lato, l’impianto di biometano lavora e stocca gas ad alte pressioni, rientrando nelle rigide tutele della normativa ATEX (Atmosphere Explosive) per il rischio di formazione di miscele gassose infiammabili. Dall’altro lato della carreggiata, a pochi metri di distanza, sorgeranno container stagni contenenti migliaia di celle agli ioni di litio attraversate da correnti elettriche ad altissima intensità. In caso di cortocircuito nei sistemi BESS, l’esperienza internazionale dimostra il rischio di incendi chimici difficilmente estinguibili, accompagnati dal rilascio di gas tossici. Il quesito posto alla politica locale è immediato: si è valutato l’impatto di un simile rogo a ridosso di tonnellate di gas infiammabile?
La mappa del rischio tracciata dal comitato, inoltre, si allarga ben oltre via Oraziana. A circa un chilometro di distanza sorge infatti il sito della Zannoni Carburanti, un’area già classificata da Arpae come impianto a rischio di incidente rilevante per via delle sue riserve di metano. A completare il quadro si aggiunge la richiesta di autorizzazione per un secondo impianto di accumulo BESS tra le campagne di Malmissole, che dovrà essere collegato tramite elettrodotto proprio al sito di via Oraziana. Un “puzzle” industriale che si snoda attraverso chilometri di campi coltivati, minacciando l’identità di un territorio da sempre a spiccata vocazione agricola.
Davanti a questo scenario, i fari della cronaca politica si spostano direttamente su Piazza Saffi. I cittadini richiamano formalmente il sindaco di Forlì alle sue responsabilità di massima autorità locale di protezione civile e custode della salute pubblica. La richiesta è chiara: il Comune, in condivisione con la Prefettura e il Ministero delle Infrastrutture, deve esercitare il proprio potere di pianificazione territoriale bloccando l’iter e dirottando i futuri impianti BESS – non ancora realizzati – verso aree degradate o ex siti industriali da bonificare presenti nel territorio comunale.
Dal canto loro, i residenti delle frazioni precisano di non voler cavalcare una protesta ideologica contro le fonti rinnovabili. La critica si concentra invece sul metodo: viene contestato il fatto che decisioni così impattanti vengano assunte esclusivamente nelle stanze burocratiche del Comune, senza un reale percorso di partecipazione e senza sopralluoghi sul posto con la cittadinanza. La palla passa ora alla giunta: la scelta che attende l’amministrazione è se difendere la tranquillità delle aree rurali o dare il via libera a una concentrazione infrastrutturale senza precedenti.