Assunzioni in crescita tra Forlì-Cesena e Rimini: le imprese puntano anche sui lavoratori stranieri

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Sono 24.620 gli ingressi nel mercato del lavoro programmati dalle imprese delle province di Forlì-Cesena e Rimini tra luglio e settembre. È quanto emerge dalle previsioni occupazionali diffuse dalla Camera di commercio della Romagna sulla base delle elaborazioni del sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro.

Nel solo mese di luglio le aziende prevedono 10.960 nuove entrate, di cui 6.090 in provincia di Rimini e 4.870 in quella di Forlì-Cesena. L’area romagnola rappresenta il 22,9% delle assunzioni previste in Emilia-Romagna (47.900) e circa l’8,4% del totale nazionale, stimato in 568 mila ingressi.

Accanto ai dati congiunturali emerge un fenomeno ormai strutturale: il crescente ricorso ai lavoratori immigrati. Secondo la Camera di commercio, l’immigrazione rappresenta una componente sempre più importante per sostenere il mercato del lavoro italiano, alle prese con il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione.

Nel 2025 le imprese italiane avevano programmato oltre 1,35 milioni di assunzioni destinate a lavoratori stranieri, pari al 23,4% del totale e massimo storico. Nove assunzioni su dieci hanno riguardato persone già residenti in Italia, confermando come il fabbisogno delle aziende sia legato soprattutto alla disponibilità di manodopera presente sul territorio.

Resta però il problema del reperimento del personale. Le imprese segnalano infatti una difficoltà nel trovare lavoratori immigrati pari al 53,7%, un dato addirittura superiore a quello registrato per i lavoratori italiani. Una situazione che evidenzia il persistente divario tra le competenze richieste dalle aziende e quelle disponibili sul mercato.

«Una politica normale deve scegliere se promuovere la crescita o il declino» afferma il presidente della Camera di commercio della Romagna, Carlo Battistini. Secondo il presidente, servono politiche di integrazione che comprendano formazione linguistica e professionale, educazione civica, percorsi di inserimento sociale e sostegno abitativo e familiare, accompagnate da un’azione rigorosa nei confronti di chi commette reati.

«Queste politiche – sostiene Battistini – possono rafforzare la capacità produttiva delle imprese e sostenere i consumi interni». L’Emilia-Romagna si conferma una delle regioni italiane che fanno maggiore ricorso alla manodopera straniera. Con 151.230 ingressi programmati nel 2025 è la terza regione per numero di assunzioni di lavoratori immigrati, dopo Lombardia e Veneto, mentre è seconda in Italia per incidenza sul totale delle assunzioni previste: il 30,6%, quasi un lavoratore su tre.

Nella regione le maggiori richieste riguardano operai specializzati e conduttori di impianti (36,1%), seguiti dagli addetti al commercio e ai servizi (33%), dalle professioni non qualificate (23,8%) e da dirigenti, tecnici e professioni specializzate (7,1%).

Per quanto riguarda il territorio romagnolo, in provincia di Forlì-Cesena le imprese prevedono 12.330 ingressi nel trimestre, di cui 4.870 a luglio. Le opportunità di lavoro si concentrano soprattutto nei servizi di alloggio, ristorazione e turismo (1.310 ingressi), nei servizi alla persona (740), nel commercio (670), nell’industria alimentare (360) e nelle costruzioni (300).

Complessivamente il 67% delle assunzioni previste riguarda il settore dei servizi, mentre il 56% interesserà micro e piccole imprese con meno di 50 dipendenti. Rimane predominante il contratto a tempo determinato, che rappresenta l’82% delle nuove entrate.

Le aziende prevedono inoltre che il 31% delle assunzioni interesserà giovani con meno di 30 anni e, nella stessa misura, lavoratori immigrati. Più della metà delle posizioni richiede un’esperienza specifica nel settore e quasi un’impresa su due (46%) dichiara di incontrare difficoltà nel reperire i profili professionali richiesti.

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