Lo confesso, mi vien da ridere

politica e tribunale

Lo ammetto, mi vien da ridere, come non prender in burletta le minacce dell’assessore forlivese alla cultura, Valerio Melandri, e quelle, altrettanto esilaranti, di Davide Minutillo contro chiunque, ma si capisce che l’obbiettivo è la sinistra, osi mettere in discussione la veridicità di talune affermazioni del centrodestra forlivese sui taluni temi della libertà, dell’iniziativa culturale e, peggio ancora, sulle problematiche, sempre più attuali, dei diritti civili.

Mi vien da ridere, soprattutto di gusto, all’idea che l’imminente campagna elettorale per le amministrative e le europee possa risolversi nella mediocrità di un contenzioso giudiziario, mosso da chi non può tollerare che si ponga in discussione la sua autorevolezza politica.

Che palle, per questo ancora di più mi vien da ridere, che l’assessore forlivese alla cultura Valerio Melandri e il suo supporter Davide Minutillo, leader di Centrodestra per Forlì, praticamente un vacua espressione aerofagica a sostegno del buon Gian Luca Zattini, minaccino di portare in tribunale i loro avversari, contestatori.

Che pena! Quali mai i pensieri della magistratura forlivese nella valutazione delle ragioni della politica forlivese di centrodestra contro i suoi legittimi critici ed oppositori?
Trovo patetici, inclini ad una certa incontestabilità della propria persona, i due pasticcioni Valerio Melandri e Davide Minutillo: ho ripercorso l’intera registrazione dell’intervento di Davide Minutillo a TeleRomagnaUno, lo sfido pubblicamente sul terreno delle sue affermazioni.

La democrazia, nell’accezione del pensiero di Benedetto Croce, è sintesi tra la tesi di chi governa e l’antitesi di chi fa opposizione: riflettano l’assessore Melandri e il piccolo mattatore politico Davide Minutillo su questo rapporto dialettico che è il sale della democrazia, fuori da ogni aula di tribunale.

Franco D’Emilio

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