Un eroe dei nostri giorni. Così, parafrasando il celebre, omonimo film del 1955 di Mario Monicelli, protagonista un pavido e sbruffone Alberto Sordi, potremmo definire il forlivese Daniele Avolio, ma la sostanza tra il personaggio monicelliano ed il nostro concittadino è davvero tanta. Daniele Avolio non è un codardo né uno spaccone, soprattutto, a differenza di tanti, non volge altrove lo sguardo nell’evidenza di chi, diciamo così, crede di esercitare quasi il diritto ad una condotta illegale.
Ieri, nella quotidianità della nostra Forlì, sempre più in bilico sul filo esiguo tra il lecito e l’illecito, poiché si sconta tanto eccessivo buonismo, sociologico e non, verso chi sbaglia, delinque e lede i diritti altrui, Daniele Avolio ha scelto di non far finta di niente, insomma di chiudersi nella qualunquistica ottusità “cosa me ne frega, non è mica mia la bicicletta, mi dispiace, ma sono cazzi altrui!”. Ieri mattina, vedendo un uomo di etnia nordafricana entrare abusivamente nella casa prossima alla sua abitazione per rubare una bicicletta, Daniele non ha esitato un attimo.
Bene impresso nella sua retina l’identikit del ladro, Avolio si è precipitato prima ad inseguirlo vanamente a piedi, poi dandogli la caccia a bordo della propria auto, fino ad intercettarlo in via Seganti, inducendolo a mollare la refurtiva a due ruote e a darsela a gambe sotto la minaccia di una giusta lezione con le cattive, ammonitrice e di recupero alla convivenza civile. La bicicletta è tornata ai legittimi proprietari e la Polizia Locale, subito avvertita dal nostro Daniele, si è messa all’opera per rintracciare il delinquente, anche sulla base di alcune testimonianze.
Ieri, non importa se in grande o in piccolo, Daniele Avolio si è rivelato eroe di questi tempi di diffusa criminalità, macro e micro, giovanile e non, sia italiana che straniera, quest’ultima oltremodo conseguenza di una insensata politica immigratoria che troppo concede, tollera a favore dei migranti e, perlopiù, a scapito dei diritti, delle regole della giusta convivenza degli italiani. Tutto ciò anche favorito, assecondato da una discriminatoria applicazione del fazioso, ideologico politically correct.
Contro un volgare ladro di biciclette nei panni di immigrato, Daniele Avolio ha scelto di dire basta, pur piccola e inopportuna che volutamente possa risultare questa sua scelta agli occhi di tanta sinistra, sempre disposta a minimizzare le colpe dei migranti. Il nostro protagonista, dopo l’accaduto raggiunto e stretto dal grato affetto di tanti concittadini, colpiti dal suo gesto disinteressato, ha minimizzato con un laconico “Ho fatto solo il mio dovere di cittadino e di poliziotto, perché, anche se in congedo, lo spirito del poliziotto non muore mai.”
Come dargli torto dopo il lungo servizio prestato nella Guardia di Finanza sino al ruolo di ispettore superiore, esprimendo competenze ed esperienza di valore, sia in campo tributario che investigativo, tali da valergli nel 1997 la giusta attribuzione della medaglia d’argento per il servizio reso. Rimando alla rete e ai social per conoscere pure i dettagli della proficua attività sportiva e dell’esperienza politica, entrambe svolte dal nostro Avolio con tanto entusiasmo e impegno. Voglio restare su Daniele, rimasto poliziotto, ieri ce l’ha dimostrato, con la divisa delle gloriose Fiamme Gialle ancora addosso, quasi gli si fosse, ormai, incollata a vita, particolarmente nel cuore e nello spirito di servizio per il prossimo: lo stesso spirito di servizio che, da tempo, prodiga nel gruppo dei Messaggeri della Ricerca, da lui stesso fondato per promuovere la ricerca scientifica nella lotta ai tumori.
Conosco Daniele da anni e non sempre è facile andarci d’accordo: come tutti, ha sue spigolosità, anche difetti, limiti e contraddizioni, ma la sostanza dell’uomo è buona, schietta, generosamente coerente: ieri, a Forlì si è precipitato contro un ladro allo stesso modo con il quale nell’estate 1982, finanziere a Genova e, notate bene, in libera uscita dal servizio, non esitò a bloccare e arrestare un topo d’auto, subendo anche i colpi del reo, come descritto nell’encomio da parte di Fortunato Saladino, Comandante della Zona Ligure della Guardia Finanza, in data 21 agosto 1982.
Piccolo o grande non importa, caro Daniele, sei un significativo eroe di questi tempi forlivesi di troppi “pataca” che lasciano correre e volgono altrove lo sguardo.
Franco D’Emilio