Stamani, con un sorriso ho letto su questa testata l’intervento di Gabriele Zelli (a sinistra nella foto), titolato “Pesche in Festa 2026: il successo della XIII edizione raccontato dalla A alla Z”, praticamente un abecedario celebrativo, un tantinello ruffiano, niente affatto indispensabile sulla felice sagra forlivese, appena conclusasi. Le parole, però, contano e quelle di Zelli sono oro colato che valgono doppiamente perché voce illustre.
Zelli è un fine intellettuale e figura presenzialista, onnipresente, sempre pronta a “prezzemolare” tanta cultura forlivese, per questo stamani si è cimentato in un virtuosismo espositivo a favore di una sagra agricola che, al pari di altre, pure io apprezzo, ma non celebro per il suo valore di promozione e incentivo della frutticoltura. Egli, l’ineffabile Zelli, invece celebra l’evento agricolo con un originale abecedario di vana prolissità, tuttavia pienamente rispondente al suo ruolo di unico, indiscusso cantore, storico e storiellatore della Romagna forlivese.
Si parla, ad esempio, della piadina e delle sue origini, Zelli non può mancare: si parla di sangiovese e mercato enologico, Zelli non può mancare; si parla di Resistenza e lotta partigiana, Zelli più che mai non può mancare: allo stesso modo col quale è lesto a presenziare e concionare sul Fascismo romagnolo e la sua architettura. Vero e incredibile tuttologo culturale forlivese a tutto tondo, quasi insostituibilmente iconico e totemico!
Uomo sicuramente di misura media del centrosinistra e, quindi, camaleontico in modo opportuno, rivelandosi così protagonista di ogni stagione politica forlivese, di qualunque colore. Sicuramente, attuale imitatore di quel cerchiobottismo, a marchio DC, oggi risorgente in una sorta di maldestra e trasversale “democristianeria”, da destra a sinistra. Intanto, rileggo e risorrido, scorrendo l’odierno abecedario “zelliano”, succulenta macedonia di pesche.
Franco D’Emilio